Reflusso, quell’incendio che rovina la vita

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Reflusso, quell’incendio che rovina la vita

Un bruciore che sale dal petto, una tosse persistente, la voce che si abbassa senza motivo apparente. Sintomi comuni, spesso liquidati come disturbi passeggeri. Eppure, dietro questi segnali può nascondersi una condizione molto più diffusa e complessa di quanto si pensi: la malattia da reflusso gastroesofageo. Ne parliamo con il professore Alfredo Genco, chirurgo bariatrico, malattie apparato digerente, endoscopista al Mater Dei General Hospital e Paideia International Hospital.

 

Il reflusso gastroesofageo è molto di più di un semplice bruciore di stomaco?

Assolutamente sì, la malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) è una condizione multifattoriale che deriva da un’alterazione dell’equilibrio tra i meccanismi di difesa della giunzione gastroesofagea e fattori aggressivi responsabili del danno mucosale. Consiste nel passaggio anomalo del contenuto gastrico (sia esso succo acido, bile, cibo, muco ecc.) nel lume dell’esofago. In altre parole, ciò che dovrebbe restare nello stomaco risale verso l’esofago, irritandolo.

 

È una condizione occasionale o può diventare una vera e propria malattia?

Può essere occasionale e non provocare danni ma se persiste nel tempo può diventare una malattia.

 

Quanto è diffuso il reflusso e chi ne soffre più frequentemente?

Il reflusso gastroesofageo interessa la maggior parte della popolazione, ne soffre infatti, con gravità diversa, più del 50% degli italiani. Può diventare una vera e propria malattia cronica che necessita di diagnosi, cure e follow-up. Interessa di più le persone affette da obesità o le persone che fanno uso e abuso di alcuni alimenti, tra cui il piccante, l’alcool, il fumo e bevande gassate e le persone che fanno abuso di alcuni farmaci. Il reflusso, tuttavia, può interessare persone che non fanno alcun abuso alimentare e normopeso e questo accade quando lo sfintere che sta tra esofago e stomaco, il cardias, perde la sua competenza, cioè la capacità di regolare il passaggio delle secrezioni gastriche e il cibo tra esofago e stomaco. A tutto questo, spesso, si aggiunge il ritardato svuotamento gastrico.

 

Quali sono i sintomi più comuni?

I sintomi più comuni sono la pirosi, cioè il bruciore retrosternale, l’eruttazione, il rigurgito, l’abbassamento del tono della voce e la tosse.

 

Eppure, il reflusso può presentarsi anche senza il classico bruciore di stomaco.

Sì, infatti in molti pazienti il bruciore classico non è presente ma, in ogni caso, sono presenti gli altri sintomi.

 

Ci sono momenti particolari della vita o condizioni che aumentano il rischio?

Sì, la gravidanza induce un aumento del reflusso soprattutto negli ultimi mesi. Lo stile di vita è fondamentale per il controllo dei sintomi e della malattia. Tutti i farmaci che inducono un aumento della secrezione acida sicuramente peggiorano la patologia. Ci sono inoltre terapie che aumentano o inducono il reflusso con meccanismo diverso: ad esempio i farmaci che si usano (a volte anche senza indicazione) per il dimagramento, somministrati prevalentemente in punture sottocute settimanali. Questi farmaci influenzano negativamente il reflusso riducendo la velocità di svuotamento gastrico.

 

Il reflusso peggiora la sera o quando ci si mette a letto?

La posizione supina tende ad aumentare il reflusso. Sollevare il busto, sicuramente, aiuta a ridurlo.

 

Stress e ansia che ruolo hanno nel reflusso gastroesofageo?

Lo stress e l’ansia possono aumentare il reflusso con vari meccanismi; è risaputo, infatti, che lo stress, soprattutto, aumenta la secrezione gastrica acida fino ad indurre addirittura la formazione di ulcere.

 

Quando è importante rivolgersi al medico e non sottovalutare i sintomi?

Quando i sintomi diventano frequenti e il paziente ne soffre per più di 2-3 volte a settimana è bene rivolgersi al medico e non liquidare la questione come un “fastidio” passeggero. Un reflusso grave e non curato può comportare complicanze come la formazione di ulcere che possono esitare in stenosi a livello cardiale con conseguente alterazione del passaggio del cibo; l’esofago di Barrett (condizione istologica che raramente può portare anche all’adenocarcinoma del cardias) o anche a emorragia.

 

Quali esami servono davvero per arrivare a una diagnosi corretta?

Per fare una diagnosi corretta è necessario innanzitutto svolgere una buona anamnesi. Inoltre, la gastroscopia ci consente di fare una diagnosi precisa e ci consente di valutare se il reflusso ha già indotto delle complicanze come, per esempio l’esofago di Barrett.

 

Il reflusso si può curare definitivamente o solo tenere sotto controllo?

La cura definitiva del reflusso non esiste, visto che ciò che lo provoca non è curabile. Di sicuro è una malattia che, se trattata opportunamente e associata a un corretto stile di vita e abitudini ottimali consente di evitare complicanze e di avere una buona qualità di vita: controllo del peso con sana alimentazione, svolgimento di regolare e opportuna attività fisica.

 

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