In cosa consiste:

E’ una normale ecografia della gravidanza finalizzata allo studio dell’anatomia, della funzione e del ritmo cardiaco fetale. La vera differenza tra questa e le altre ecografie ostetriche sta nelle caratteristiche del medico esaminatore che deve essere un esperto in cardiologia fetale e pediatrica. Non è un esame invasivo e dura in media, nei casi non patologici, dai 20 ai 40 minuti in funzione della presenza o meno di condizioni sfavorevoli quali l’obesità materna, la sfavorevole posizione fetale, poco liquido amniotico o la scarsa “ecogenicità” dei tessuti, tutti fattori che occasionalmente possono impedire l’esecuzione di un esame adeguato.

Quando eseguire l’ecocardiografia:

Sebbene la miglior visualizzazione del cuore fetale si raggiunge verso la 30° settimana, l’ecocardiografia fetale si esegue in genere tra la 18° e la 22° settimana, appena dopo l’“ecografia morfologica”, periodo in cui in genere le dimensioni cardiache cominciano a consentire una accettabile definizione diagnostica.

A cosa serve:

L’ecocardiografia fetale permette la diagnosi delle cardiopatie congenite maggiori, in altri termini delle forme più gravi. In questi casi si indirizza e si programma il parto con le modalità ed i tempi più idonei, pertanto il piccolo godrà di un’assistenza immediata e di tutto quanto possa occorrere incluso, se necessario, un immediato intervento cardiochirurgico. E’ definitivamente e ampiamente dimostrato che proprio nelle cardiopatie più gravi, che sono anche quelle di più frequente riscontro neonatale, la diagnosi prenatale riduce in modo importante non solo la mortalità operatoria ma anche la morbilità, in altri termini i gravi danni cerebrali, renali ed altro che talora possono complicare il decorso post-operatorio di questi piccoli pazienti. L’ecocardiografia fetale permette inoltre l’identificazione ed il trattamento di eventuali aritmie nel feto tramite la somministrazione dei farmaci antiaritmici per via transplacentare (somministrandoli cioè alla mamma).