Ovaio policistico: non solo ciclo irregolare, ma squilibrio tra ormoni e metabolismo

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Tra adolescenza e primi anni dell’età fertile, disturbi del ciclo, acne e variazioni del peso non sono sempre segnali passeggeri. In alcuni casi possono rientrare in un quadro più complesso, oggi sempre più riconosciuto come Sindrome Metabolica Ovarica Poliendocrina (PMOS), nuova definizione di quella che per decenni è stata chiamata sindrome dell’ovaio policistico. A spiegare cosa significa davvero per le giovani ragazze è la dottoressa Maria Cristina Carra, specialista in ginecologia e ostetricia – fisiopatologia della riproduzione e dell’adolescenza al Mater Dei General Hospital.

 

Un cambio di nome che rappresenta un passo in avanti importante anche per le donne, non è solo “forma”.

È vero, dopo circa novant’anni la sindrome dell’ovaio policistico ha la nuova denominazione Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome (PMOS), ovvero Sindrome Metabolica Ovarica Poliendocrina. A questo si è giunti dopo anni di studi e di considerazioni tra le varie società scientifiche che hanno voluto così dare un nome più appropriato a una condizione che interessa circa il 10% delle donne in età fertile e che zienti abbiano piena conoscenza della sindrome. Le donne affette presentano irregolarità mestruali, anovulazione, a cui spesso si associano condizioni quali l’iperandrogenismo, caratterizzato da acne e irsutismo, e frequentemente queste pazienti sono sovrappeso e insulino-resistenti.

 

Che cos’è la sindrome dell’ovaio policistico e quali i campanelli d’allarme che dovrebbero cogliere soprattutto le giovanissime?

 

La sindrome dell’ovaio policistico inizia a manifestarsi proprio durante il difficile periodo evolutivo dell’adolescenza, quando la brusca riduzione dell’insulino-sensibilità, legata allo sviluppo puberale, ne fa emergere i segni. La diagnosi durante questo periodo così particolare è difficile quanto importante, per riconoscerne i segni soprattutto per le implicazioni sia a livello personale che spesso anche a livello familiare. La difficoltà diagnostica è proprio quella di non poter applicare i criteri utilizzati per le donne adulte nelle adolescenti, poiché alcuni di essi si sovrappongono alla normale fisiologia di un sistema riproduttivo in fase di maturazione. Tra questi criteri diagnostici, che sono anche eventi fisiologici normali che si verificano durante la pubertà, troviamo acne, irsutismo e segni di iperandrogenismo, anovulazione e irregolarità mestruali, oltre alla morfologia dell’ovaio che nelle adolescenti è ecograficamente simile all’ovaio policistico. Secondo le linee guida internazionali in vigore da più di vent’anni, se sono presenti due su tre di questi sintomi si può parlare di sindrome dell’ovaio policistico.

 
 

È normale avere cicli irregolari nei primi anni dopo il menarca, quando è il caso di approfondire con uno specialista?

Normalmente le mestruazioni si presentano ogni 28 giorni; se il ciclo mestruale dura leggermente di meno o leggermente di più non deve preoccupare: ogni donna ha il proprio ritmo e una piccola irregolarità non indica necessariamente un disturbo. Risulta irregolare quando non compare tutti i mesi o si presenta più di una volta, con mestruazioni abbondanti o prolungate, o perdite improvvise tra un ciclo e l’altro. Perciò è normale che in una adolescente il ciclo si regolarizzi entro i 5 anni dalla prima mestruazione; in caso contrario è utile rivolgersi allo specialista.

 

Quanto incidono fattori come alimentazione, peso corporeo e stile di vita nello sviluppo o nella gestione dell’ovaio policistico?

Una buona alimentazione, un peso corporeo adeguato e uno stile di vita corretto sono fondamentali nel benessere di qualsiasi donna. In particolar modo esercizio fisico e riduzione del peso corporeo rappresentano la terapia di prima scelta nel trattamento delle donne con sindrome dell’ovaio policistico.

 

Qual è il ruolo degli ormoni nella sindrome dell’ovaio policistico e perché si parla spesso di “squilibrio ormonale”?

Le alterazioni ormonali sono una condizione che caratterizza la sindrome dell’ovaio policistico. Infatti nella nuova denominazione compare il termine “poliendocrina”, proprio per indicare la presenza di condizioni ormonali come l’iperandrogenismo, cioè un aumento eccessivo di ormoni maschili, e, nel caso di pazienti con anovulazione, un’alterazione della secrezione di FSH e LH, che sono i due ormoni che agiscono sull’ovaio permettendo alla donna di ovulare. Senza dimenticare la resistenza all’insulina, presente in moltissime pazienti con PCOS.

 

La diagnosi di ovaio policistico nelle giovanissime è semplice o può essere difficile distinguerla da una fase fisiologica dell’adolescenza?

In linea di massima non si dovrebbe fare una diagnosi di sindrome dell’ovaio policistico nelle giovanissime, in quanto molta della sintomatologia e anche l’aspetto ecografico delle ovaie sono tipici dell’età giovanile. Bisogna però individuare quei segnali che potrebbero essere legati all’iperinsulinemismo, ricordando come la prima raccomandazione da fare sia, nel caso di giovani ragazze sovrappeso, la riduzione del peso corporeo.

 

Quali sono le possibili conseguenze nel breve e nel lungo termine, anche rispetto alla fertilità futura?

La PCOS rappresenta la più frequente causa di sterilità ovulatoria; è necessario perciò ristabilire un’ovulazione che sia presente ogni ciclo mestruale in modo da permettere all’ovaio di mantenere costantemente la sua funzione. È importante ricordare come la presenza dell’iperinsulinemia potrebbe portare, se non trattata, a un diabete di tipo 2.

Quali trattamenti o strategie terapeutiche si utilizzano più frequentemente nelle adolescenti e giovani donne?

Se la paziente è giovane e desidera figli, di solito un calo di peso e un po’ di esercizio sono sicuramente efficaci nel trattare la sindrome. Di ausilio sono importanti anche gli integratori, soprattutto a base di inositolo.

 

Quanto possono aiutare cambiamenti nello stile di vita rispetto a terapie farmacologiche? Sono sempre necessarii farmaci?

È importante ricordare come la prima linea terapeutica sia la corretta alimentazione, i corretti stili di vita e l’eventuale perdita di peso. L’inositolo aiuta a contrastare l’iperinsulinemia, abbassare i valori degli ormoni androgeni e ristabilire l’ovulazione. Quando invece non si riesce a ristabilire l’ovulazione è necessaria una terapia ormonale che stimoli l’ovulazione sotto stretto controllo medico e, nei casi più difficili, potrebbe essere necessario ricorrere a tecniche di procreazione medicalmente assistita.

 

Quanto conta la familiarità nella comparsa della sindrome dell’ovaio policistico?

La familiarità sembra rivestire un ruolo importante: una donna la cui madre o sorella ha l’ovaio policistico ha una maggiore probabilità di svilupparlo. Va detto che non è stata dimostrata, al momento, una trasmissione genetica diretta, ma sembra piuttosto una combinazione di più geni legati agli equilibri ormonali e metabolici.

 

Che ruolo hanno i contraccettivi ormonali nella gestione dell’ovaio policistico nelle giovani donne? Sono sempre indicati o dipende dai casi?

Storicamente i contraccettivi ormonali sono stati utilizzati per trattare giovani ragazze con questa sintomatologia. Ultimamente si tende a evitare di dare un contraccettivo orale a un’adolescente solamente per regolarizzare il ciclo; come più volte ribadito, una corretta alimentazione e gli stili di vita spesso risolvono il problema. In alternativa, l’uso dell’inositolo appare molto efficace soprattutto nelle giovani ragazze.

 

Ci sono falsi miti o informazioni scorrette molto diffuse sulla sindrome dell’ovaio policistico che è importante chiarire?

Il falso mito da sfatare è che non basti avere un aspetto ecografico multicistico dell’ovaio per fare diagnosi di una patologia multifattoriale come la PCOS o, più correttamente, PMOS. Questo ha portato molte adolescenti alla convinzione di avere una patologia che andava in qualche modo trattata, con tutte le conseguenze emotive che ciò comporta. L’aspetto multifollicolare dell’ovaio è una condizione assolutamente fisiologica soprattutto nelle adolescenti e, infatti, nella nuova denominazione il termine “policistico”è stato superato.

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