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Tachicardia in gravidanza

La tachicardia in gravidanza, nota anche come tachicardia gravidica, è una condizione clinica caratterizzata dall’aumento della frequenza cardiaca al di sopra dei cento battiti al minuto (bpm) in condizioni di riposo. Durante la gestazione, il sistema cardiovascolare della donna subisce profondi adattamenti fisiologici per sostenere lo sviluppo del feto e garantire un adeguato apporto di ossigeno e nutrienti attraverso la placenta. È considerato del tutto normale un incremento basale della frequenza di circa dieci o venti battiti rispetto ai valori pre-gravidici, tuttavia, quando il battito diventa eccessivamente accelerato o associato a malessere, richiede un’attenta valutazione medica.

Eziologia

Le cause della tachicardia durante i nove mesi di attesa possono essere distinte in fattori fisiologici, legati ai cambiamenti naturali del corpo, e fattori patologici o ambientali. I principali meccanismi includono:

  • Aumento del volume ematico: la quantità di sangue circolante aumenta fino al 50%, costringendo il cuore a un lavoro maggiore per pompare il volume supplementare.
  • Cambiamenti ormonali: l’incremento di ormoni come il progesterone influisce direttamente sulla conducibilità elettrica del cuore e sul tono dei vasi sanguigni.
  • Richiesta metabolica: la crescita del feto e della placenta aumenta il fabbisogno di ossigeno, portando a un incremento della gittata cardiaca.
  • Fattori meccanici: nel terzo trimestre, l’utero aumentato di volume può esercitare una pressione fisica sugli organi interni e sui grandi vasi, stimolando riflessi che accelerano il battito.
  • Condizioni sottostanti: l’anemia sideropenica (carenza di ferro), i disturbi della tiroide come l’ipertiroidismo, l’ansia, lo stress eccessivo e la disidratazione sono cause frequenti di tachicardia non strettamente fisiologica.

Sintomatologia

La sintomatologia della tachicardia può variare da una percezione lieve a quadri più debilitanti. Le donne colpite riferiscono spesso:

  • Palpitazioni: sensazione di cuore in gola, battito martellante nel petto o percezione di sfarfallio toracico.
  • Dispnea: affanno o fiato corto, che si manifesta anche dopo sforzi minimi o in posizione distesa.
  • Vertigini e debolezza: sensi di stordimento o sincope dovuti a temporanee variazioni della gittata cardiaca.
  • Stanchezza persistente: un senso di affaticamento generale che non migliora significativamente con il riposo.
  • Dolore toracico: in rari casi può manifestarsi un senso di oppressione al petto che necessita di accertamenti immediati.

Diagnosi

La diagnosi mira a distinguere la tachicardia fisiologica da eventuali aritmie o patologie sistemiche. Il medico specialista si avvale di:

  • Anamnesi ed esame obiettivo: valutazione della storia clinica della paziente e rilevazione dei parametri vitali (pressione arteriosa e frequenza).
  • Elettrocardiogramma (ECG): esame fondamentale per studiare il ritmo cardiaco e individuare eventuali anomalie della conduzione.
  • Esami del sangue: utili per controllare i livelli di emoglobina (per escludere l’anemia) e la funzionalità tiroidea (dosaggio di TSH, FT3, FT4).
  • Holter cardiaco: monitoraggio delle 24 ore indicato se i sintomi sono intermittenti o si sospettano aritmie parossistiche.
  • Ecocardiogramma: per valutare la struttura del cuore e la sua funzionalità contrattile.

L’importanza del consulto specialistico

L’individuazione della causa e la conseguente gestione vanno sempre affidate a un medico specialista, che potrà valutare il quadro clinico nel suo insieme. In caso di sintomi che non regrediscono o tendono a peggiorare, è importante non rimandare il consulto medico.

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