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Stitichezza in gravidanza

La stitichezza in gravidanza, nota anche come stipsi o costipazione gravidica, è un disturbo estremamente frequente che colpisce circa il 50% delle donne in attesa. Si definisce tale quando la frequenza delle evacuazioni è inferiore a tre volte alla settimana, spesso accompagnata da feci dure, secche e da una sensazione di evacuazione incompleta. Sebbene possa manifestarsi in qualsiasi momento della gestazione, tende ad accentuarsi nel primo trimestre a causa dei rapidi cambiamenti ormonali e nel terzo trimestre per fattori meccanici legati alla crescita del feto.

Eziologia

Le cause della stitichezza durante la gestazione sono di natura multifattoriale e coinvolgono cambiamenti fisiologici necessari per il corretto sviluppo della gravidanza:

  • Aumento del progesterone: questo ormone ha un’azione miorilassante sulla muscolatura liscia, inclusa quella intestinale. Rilassando le pareti dell’intestino, ne rallenta la motilità (peristalsi), prolungando il tempo di transito delle feci e favorendo un maggiore riassorbimento di acqua.
  • Livelli di aldosterone: specialmente nell’ultimo trimestre, l’aumento di questo ormone favorisce il riassorbimento di liquidi e di elettroliti dal colon, rendendo le feci più disidratate e difficili da espellere.
  • Fattori meccanici: con il progredire della gravidanza, l’utero aumenta di volume esercitando una pressione fisica diretta sul retto e sull’intestino tenue, ostacolando il passaggio del contenuto fecale.
  • Stile di vita e dieta: una riduzione dell’attività fisica, un apporto insufficiente di fibre alimentari o una scarsa idratazione possono aggravare significativamente il quadro clinico.
  • Integrazione di ferro: molti integratori multivitaminici o di ferro prescritti per prevenire l’anemia possono avere come effetto collaterale la stipsi.

Sintomatologia

Oltre alla ridotta frequenza di evacuazione, la stitichezza in gravidanza può manifestarsi con una serie di sintomi correlati che aumentano il disagio della futura mamma:

  • Disagio addominale: senso di pienezza, pesantezza e talvolta crampi addominali.
  • Meteorismo e gonfiore: accumulo di gas nell’intestino dovuto al rallentamento del transito.
  • Sforzo eccessivo: necessità di spingere intensamente durante la defecazione, il che può favorire la comparsa di emorroidi o ragadi anali.
  • Alitosi o lingua patinata: segni sistemici di una digestione rallentata e di una ridotta regolarità intestinale.

Diagnosi

La diagnosi è prevalentemente clinica e si basa sull’anamnesi riferita dalla paziente durante i controlli ostetrici periodici. Il medico specialista valuta la frequenza delle evacuazioni e la consistenza delle feci. È importante escludere altre patologie gastrointestinali preesistenti, come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) o malattie infiammatorie croniche. In presenza di segnali di avvertimento come dolore addominale severo, sangue nelle feci o vomito persistente, il medico può richiedere approfondimenti diagnostici per escludere ostruzioni o complicazioni più gravi.

L’importanza della valutazione medica

La corretta gestione presuppone una diagnosi accurata, che solo il medico specialista può formulare al termine di un’adeguata valutazione clinica. In presenza di sintomi che destano dubbio o preoccupazione è sempre preferibile rivolgersi a un professionista.

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