La spondilodiscite è un processo infettivo e infiammatorio che colpisce contemporaneamente il disco intervertebrale e le vertebre adiacenti. Si tratta di una condizione clinica rara ma potenzialmente molto grave, che richiede un intervento medico tempestivo per evitare danni permanenti alla colonna vertebrale o al sistema nervoso. Sebbene possa interessare qualsiasi tratto della colonna, il segmento più frequentemente colpito è quello lombare, seguito da quello dorsale e, più raramente, da quello cervicale. La patologia può manifestarsi a qualsiasi età, ma presenta picchi di incidenza nei bambini e negli adulti sopra i 50 anni.
Eziologia
Le cause della spondilodiscite sono prevalentemente di natura batterica, sebbene non manchino casi dovuti a funghi o parassiti. Il microrganismo più spesso responsabile è lo Staphylococcus aureus, seguito da streptococchi e batteri Gram-negativi. Esistono tre vie principali attraverso cui gli agenti patogeni possono raggiungere la colonna vertebrale:
- Via ematogena: è la modalità più comune, in cui i batteri viaggiano attraverso il flusso sanguigno partendo da un focolaio infettivo situato altrove, come un’infezione delle vie urinarie, una polmonite o un’infezione cutanea.
- Inoculazione diretta: l’infezione può essere introdotta direttamente durante procedure mediche o chirurgiche, come interventi per l’ernia del disco, infiltrazioni spinali o a seguito di traumi aperti.
- Per contiguità: i batteri si diffondono ai tessuti vertebrali partendo da un’infezione già presente nei tessuti molli adiacenti.
Alcuni fattori aumentano significativamente il rischio di sviluppare questa patologia, tra cui: il diabete mellito, l’immunodepressione, l’abuso di sostanze stupefacenti per via endovenosa, l’insufficienza renale cronica e l’età avanzata.
Sintomatologia
Il quadro clinico della spondilodiscite è spesso subdolo, portando talvolta a un ritardo nella diagnosi. I sintomi principali includono:
- Dolore vertebrale: è il sintomo più costante e precoce. Si presenta come un dolore localizzato, persistente, che tende a peggiorare con il movimento e durante le ore notturne, non trovando sollievo con il riposo.
- Rigidità della colonna: il dolore induce una contrattura riflessa dei muscoli paravertebrali, limitando fortemente la mobilità del segmento interessato.
- Febbre: sebbene comune, la febbre è un segno incostante e può presentarsi solo come un lieve rialzo termico, specialmente nelle forme croniche o tubercolari (morbo di Pott).
- Deficit neurologici: nei casi più avanzati, l’infezione può causare la formazione di ascessi che comprimono il midollo spinale o le radici nervose, provocando debolezza agli arti, formicolii, perdita di sensibilità o, in casi estremi, paralisi e perdita di controllo degli sfinteri.
- Sintomi sistemici: astenia, sudorazione notturna, perdita di peso e malessere generale.
Diagnosi
La diagnosi di spondilodiscite richiede un approccio multidisciplinare che combina valutazione clinica e tecniche avanzate di diagnostica per immagini. Il percorso diagnostico prevede solitamente:
- Esami del sangue: si riscontrano quasi sempre indici di flogosi elevati, come la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C reattiva (PCR). Le emocolture sono fondamentali per tentare di identificare il batterio responsabile.
- Risonanza magnetica (RM): è l’esame d’elezione e il più sensibile. Permette di visualizzare precocemente l’edema osseo, l’infiammazione del disco e l’eventuale presenza di ascessi epidurali o paravertebrali.
- Tomografia computerizzata (TC): utile per valutare l’entità della distruzione ossea e per guidare eventuali biopsie.
- Biopsia disco-vertebrale: consiste nel prelievo di un piccolo campione di tessuto infetto per eseguire un esame colturale mirato, permettendo così di scegliere l’antibiotico più efficace.
Inquadramento clinico
L’approccio più indicato viene stabilito caso per caso dal medico specialista, sulla base di un’attenta valutazione clinica. Quando i sintomi si presentano in modo persistente o marcato, è consigliabile richiedere quanto prima un parere medico qualificato.