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Rottura del tendine di Achille

La rottura del tendine di Achille è un infortunio di natura ortopedica che consiste nella lesione, parziale o completa, del robusto cordone fibroso situato nella parte posteriore della caviglia. Questo tendine è la struttura anatomica più grande e resistente del corpo umano e ha il compito fondamentale di collegare i muscoli del polpaccio, ovvero il gastrocnemio e il soleo che insieme formano il tricipite surale, all’osso del tallone chiamato calcagno. La sua integrità è indispensabile per compiere movimenti quotidiani come camminare, correre e saltare, in quanto permette la flessione plantare del piede.

Eziologia

Le cause della rottura sono solitamente riconducibili a un improvviso e violento aumento della tensione sul tendine. Tale evento si verifica spesso durante attività sportive che richiedono scatti rapidi, salti o brusche decelerazioni, come accade nel calcio, nel tennis o nel basket. Tuttavia, la comunità scientifica ha individuato diversi fattori predisponenti e meccanismi scatenanti:

  • Degenerazione tessutale: molte rotture avvengono su tendini già indeboliti da una tendinopatia cronica o da fenomeni degenerativi legati all’età, che riducono l’elasticità delle fibre di collagene.
  • Scarsa vascolarizzazione: la zona centrale del tendine, situata a circa 2-6 centimetri dall’inserzione sul calcagno, riceve meno sangue rispetto alle estremità, risultando più vulnerabile alle lesioni.
  • Fattori demografici: gli uomini presentano un rischio fino a cinque volte superiore rispetto alle donne, con un picco di incidenza tra i 30 e i 50 anni.
  • Fattori farmacologici: l’assunzione di determinati farmaci, come gli antibiotici della famiglia dei fluorochinoloni o l’uso prolungato di corticosteroidi, può indebolire la struttura tendinea.
  • Patologie sistemiche: condizioni come il diabete mellito, l’obesità o il colesterolo alto possono contribuire a un progressivo deterioramento delle fibre.

Sintomatologia

Il quadro clinico di una rottura del tendine di Achille è solitamente improvviso e caratteristico. Molti pazienti riferiscono di aver avvertito un rumore secco, simile a uno schiocco o a una frustata, accompagnato dalla sensazione di aver ricevuto un calcio o un colpo sulla parte posteriore della gamba. I sintomi principali includono:

  • Dolore acuto e immediato nella zona sopra il tallone.
  • Gonfiore localizzato che può estendersi verso il polpaccio.
  • Impossibilità di piegare il piede verso il basso o di spingere durante la camminata.
  • Incapacità totale di sollevarsi sulla punta del piede infortunato.
  • Presenza di un avvallamento o “vuoto” palpabile lungo il decorso del tendine.

Diagnosi

La diagnosi è prevalentemente clinica e viene effettuata dal medico specialista durante una visita ortopedica. Lo strumento diagnostico più affidabile è il test di Thompson: il medico comprime il polpaccio del paziente disteso a pancia in giù; se il piede non si flette automaticamente verso il basso, la rottura è confermata. Per approfondire l’entità della lesione, possono essere richiesti esami strumentali:

  • Ecografia: permette di visualizzare la discontinuità delle fibre e distinguere tra lesione parziale e totale.
  • Risonanza magnetica (RM): fornisce immagini dettagliate dei tessuti molli, utile per valutare lo stato di degenerazione del tendine e pianificare l’eventuale intervento.

Quando consultare un professionista

La gestione più appropriata viene definita dal medico specialista a seguito di un’accurata valutazione clinica, in base alla causa individuata e alle caratteristiche di ciascun paziente. In presenza di sintomi persistenti, ricorrenti o particolarmente intensi è importante rivolgersi a un professionista qualificato per un corretto inquadramento, evitando soluzioni autonome o non personalizzate.

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