Il prurito intenso in gravidanza, quando localizzato in modo specifico e non associato a eruzioni cutanee evidenti, può essere il segnale di una condizione clinica nota come colestasi intraepatica gravidica (CIG). Questa patologia si manifesta generalmente durante l’ultimo trimestre di gestazione, quando il carico ormonale raggiunge i suoi picchi, e interessa una percentuale contenuta di donne, stimata tra lo 0,5% e il 2% nei paesi europei. Si tratta di un disturbo del fegato che altera il normale deflusso della bile, portando a un accumulo di acidi biliari nel sangue della madre. Sebbene per la gestante la condizione sia principalmente fonte di forte disagio fisico e insonnia, per il feto può comportare rischi significativi che richiedono un attento monitoraggio medico e, spesso, l’anticipazione del parto.
Eziologia
Le cause precise della colestasi gravidica non sono ancora state identificate in modo univoco, ma la comunità scientifica concorda su una genesi di tipo multifattoriale. I principali fattori coinvolti includono:
- Fattori ormonali: l’elevata concentrazione di estrogeni e progesterone tipica del terzo trimestre rallenta il flusso della bile attraverso i piccoli dotti biliari del fegato. Questo spiega perché la patologia scompaia quasi immediatamente dopo il parto e sia più frequente nelle gravidanze gemellari, dove i livelli ormonali sono ancora più alti.
- Predisposizione genetica: si osserva una forte ricorrenza familiare. Le donne le cui madri o sorelle hanno sofferto di colestasi hanno una probabilità molto più alta di svilupparla. Sono state identificate mutazioni specifiche in alcuni geni che trasportano i componenti della bile.
- Fattori ambientali: è stato riscontrato che l’incidenza della malattia aumenta durante i mesi invernali, suggerendo che anche la dieta o i livelli di vitamina D possano giocare un ruolo, sebbene non ancora del tutto chiarito.
- Anamnesi personale: donne che hanno sofferto di malattie epatiche precedenti o che hanno manifestato prurito durante l’assunzione di contraccettivi orali presentano un rischio maggiore.
Sintomatologia
Il sintomo cardine è il prurito generalizzato, che presenta caratteristiche cliniche molto specifiche che lo distinguono dal normale prurito dovuto alla pelle che si tende:
- Localizzazione: inizia tipicamente sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, per poi estendersi alle braccia, alle gambe e al tronco.
- Andamento circadiano: il fastidio tende a esacerbarsi drasticamente durante le ore notturne, causando spesso una grave forma di insonnia e spossatezza nella donna.
- Assenza di esantemi: la pelle non presenta macchie, bolle o arrossamenti primari, se si escludono le lesioni da grattamento provocate dalla paziente stessa.
- Segni sistemici: in casi più rari o avanzati, possono comparire ittero (ingiallimento della cute e delle sclere oculari), urine scure e feci chiare, segni di un malassorbimento dei grassi e di una compromissione epatica più marcata.
Diagnosi
La diagnosi è formulata dal medico specialista attraverso la combinazione di osservazione clinica ed esami di laboratorio. Il percorso diagnostico prevede:
- Dosaggio degli acidi biliari: è l’esame più importante. Un valore superiore alla norma conferma la diagnosi di colestasi. Livelli molto elevati (superiori a 40 o 100 micromol/L) indicano un rischio maggiore per il benessere fetale.
- Test di funzionalità epatica: si monitorano i livelli di transaminasi (ALT e AST) e della bilirubina, che risultano spesso alterati.
- Anamnesi differenziale: il medico deve escludere altre cause di prurito o sofferenza epatica, come le epatiti virali, i calcoli alla cistifellea o patologie dermatologiche specifiche della gravidanza come la PUPPP.
Inquadramento clinico
La valutazione del medico specialista rappresenta il passaggio fondamentale per comprendere l’origine del problema e definirne la gestione. È buona norma consultare un professionista in presenza di sintomi persistenti, ricorrenti o che destano preoccupazione.