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Pielonefrite (infezione urinaria alta)

La pielonefrite è un’infiammazione di natura batterica che colpisce il parenchima renale e la pelvi renale, ovvero la struttura a imbuto che raccoglie l’urina prima che questa defluisca nell’uretere. Si tratta di una condizione clinica seria, classificata come infezione delle alte vie urinarie, che richiede un intervento medico tempestivo per evitare danni permanenti alla funzionalità dei reni. La patologia può presentarsi in forma acuta, con un esordio improvviso e violento, oppure in forma cronica, caratterizzata da un processo infiammatorio persistente che può portare alla progressiva distruzione del tessuto renale.

Eziologia

Nella grande maggioranza dei casi, circa il 95%, la pielonefrite è causata dalla risalita di microrganismi patogeni provenienti dalle basse vie urinarie (uretra e vescica). Questo meccanismo è favorito da diversi fattori anatomici e fisiologici. I principali agenti responsabili sono i batteri di origine intestinale, tra cui:

  • Escherichia coli: responsabile di circa il 75-80% degli episodi infettivi.
  • Klebsiella, Proteus e Pseudomonas: comuni soprattutto nelle forme complicate o ospedaliere.
  • Enterococchi e Stafilococchi: riscontrati meno frequentemente.

I fattori di rischio che predispongono all’insorgenza dell’infezione includono il sesso femminile, a causa della brevità dell’uretra, la gravidanza (per via dei cambiamenti ormonali e della compressione meccanica dell’utero sugli ureteri), la presenza di calcoli renali, il diabete e le malformazioni congenite come il reflusso vescico-ureterale.

Sintomatologia

Il quadro clinico della pielonefrite acuta è solitamente molto chiaro e si manifesta con sintomi sistemici e locali intensi. I segnali principali includono:

  • Febbre alta: spesso accompagnata da brividi scuotenti e sudorazione.
  • Dolore lombare: localizzato al fianco o nella parte bassa della schiena, solitamente monolaterale.
  • Sintomi urinari: bruciore durante la minzione (disuria), urgenza minzionale e produzione di urine torbide o maleodoranti, talvolta con tracce di sangue (ematuria).
  • Disturbi gastrointestinali: nausea e vomito sono frequenti e possono contribuire alla disidratazione del paziente.
  • Malessere generale: spossatezza estrema e senso di prostrazione.

Nella forma cronica, i sintomi possono essere molto più sfumati, come una lieve febbricola o un vago dolore sordo al fianco, rendendo la diagnosi più complessa finché non subentra un’insufficienza renale avanzata.

Diagnosi

La diagnosi si basa inizialmente sull’esame obiettivo condotto dal medico, che verificherà la sensibilità dell’angolo costo-vertebrale (segno di Giordano). Gli accertamenti diagnostici fondamentali sono:

  • Esame delle urine e urinocoltura: per identificare la presenza di batteri, globuli bianchi (leucocituria) e pus (piuria), e stabilire la sensibilità agli antibiotici tramite l’antibiogramma.
  • Esami del sangue: per valutare gli indici di infiammazione (PCR, VES) e la funzionalità renale (creatinina e azotemia).
  • Ecografia renale: utile per evidenziare un eventuale aumento del volume del rene, segni di edema o la presenza di ostruzioni come i calcoli.
  • Uro-TAC: considerata l’indagine d’elezione nei casi complicati o persistenti per ottenere immagini dettagliate del parenchima.

Gestione e monitoraggio

L’individuazione della causa e la conseguente gestione vanno sempre affidate a un medico specialista, che potrà valutare il quadro clinico nel suo insieme. In caso di sintomi che non regrediscono o tendono a peggiorare, è importante non rimandare il consulto medico.

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