L’oligospermia, nota anche come oligozoospermia, è una condizione medica caratterizzata da una bassa concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale. Secondo i criteri stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si parla di oligospermia quando il numero di spermatozoi è inferiore a 15 milioni per millilitro di eiaculato. Questa condizione rappresenta una delle cause più comuni di infertilità maschile, poiché la riduzione numerica dei gameti diminuisce statisticamente le probabilità che uno di essi riesca a fecondare l’ovocita. Tuttavia, l’oligospermia non equivale necessariamente alla sterilità: molti uomini con questa diagnosi riescono comunque a concepire, sebbene il percorso possa richiedere più tempo o l’ausilio di tecniche mediche.
Le cause dell’oligospermia sono molteplici e possono essere classificate in fattori medici, ambientali e legati allo stile di vita. La produzione di spermatozoi (spermatogenesi) è un processo complesso che richiede il corretto funzionamento dei testicoli, dell’ipotalamo e della ghiandola pituitaria. Le cause principali includono:
Nella maggior parte dei casi, l’oligospermia è asintomatica e l’unico segno evidente è l’impossibilità di concepire dopo un anno di rapporti non protetti. Tuttavia, quando la bassa conta spermatica è legata a una causa sottostante specifica, possono manifestarsi:
Il percorso diagnostico inizia con un’anamnesi accurata e un esame obiettivo condotto da uno specialista (andrologo o urologo). Lo strumento fondamentale è lo spermiogramma, ovvero l’analisi del liquido seminale effettuata in laboratorio. Per una diagnosi definitiva di oligospermia, l’OMS suggerisce spesso di ripetere il test a distanza di qualche settimana per escludere variazioni temporanee. In base ai risultati, la condizione si divide in:
Ulteriori approfondimenti possono includere l’ecografia scrotale, test ormonali per misurare il testosterone e l’FSH, e test genetici se si sospettano patologie ereditarie.
Ogni percorso di gestione deve essere individualizzato e stabilito dal medico specialista dopo un’attenta valutazione del quadro clinico. È sempre consigliabile evitare iniziative autonome e affidarsi a un professionista, che potrà indicare l’approccio più adatto alla situazione specifica.