L’ingorgo mammario da allattamento è una condizione clinica comune che si manifesta tipicamente nei primi giorni dopo il parto, in coincidenza con la cosiddetta montata lattea, o successivamente a causa di uno squilibrio tra la produzione di latte e il suo drenaggio. Si tratta di un accumulo eccessivo di latte e fluidi (sangue e linfa) nei tessuti del seno, che porta a una distensione dolorosa delle ghiandole mammarie. Sebbene sia spesso considerato una fase transitoria del puerperio, l’ingorgo richiede una gestione tempestiva per evitare l’insorgenza di complicazioni più severe, come la mastite o l’ascesso mammario, e per garantire il proseguimento sereno dell’allattamento al seno.
Le cause dell’ingorgo mammario sono riconducibili a diversi fattori fisiologici e comportamentali che ostacolano il regolare deflusso del latte. I principali meccanismi includono:
Il quadro clinico dell’ingorgo mammario è facilmente riconoscibile e coinvolge solitamente entrambe le mammelle, sebbene possa manifestarsi in modo asimmetrico. I sintomi includono:
La diagnosi di ingorgo mammario è essenzialmente clinica e viene effettuata dal medico specialista o dall’ostetrica attraverso l’anamnesi e l’esame obiettivo. Durante la valutazione, è fondamentale distinguere l’ingorgo dalla mastite puerperale, che presenta segni di infezione più marcati come febbre alta, brividi e aree di arrossamento circoscritte e intense. Il medico valuterà la consistenza del tessuto ghiandolare, la presenza di eventuali noduli e lo stato dei capezzoli (presenza di ragadi). Raramente sono necessari esami strumentali come l’ecografia, a meno che non si sospetti la formazione di un ascesso o di un galattocele.
Solo il medico specialista, dopo aver inquadrato correttamente il problema, può indicare l’approccio più appropriato al singolo caso. È quindi opportuno consultare un professionista qualificato, soprattutto quando i sintomi sono persistenti, ricorrenti o di particolare intensità.