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Gomito del tennista (epicondilite laterale)

Il gomito del tennista, definito clinicamente come epicondilite laterale, è una condizione dolorosa di natura degenerativa che interessa i tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio, in particolare nel punto in cui questi si inseriscono sull’epicondilo laterale, una prominenza ossea situata sul lato esterno del gomito. Nonostante il nome suggerisca un legame esclusivo con l’attività sportiva, questa patologia colpisce una vasta gamma di individui, con un’incidenza stimata tra l’1% e il 3% della popolazione generale, manifestandosi prevalentemente in soggetti di età compresa tra i 30 e i 60 anni. Si tratta di una tendinopatia da sovraccarico che, se trascurata, tende a evolvere da uno stato infiammatorio iniziale a una vera e propria degenerazione delle fibre tendinee.

Eziologia

Le cause alla base dell’epicondilite laterale sono riconducibili a un meccanismo di sovraccarico funzionale e microtraumi ripetuti. La patogenesi non è legata a un singolo evento traumatico, bensì a una serie di sollecitazioni meccaniche protratte nel tempo che superano la capacità di riparazione del tessuto tendineo. I principali fattori di rischio includono:

  • Attività professionali: lavori che richiedono movimenti ripetitivi di estensione del polso e rotazione dell’avambraccio, come quelli svolti da idraulici, carpentieri, cuochi, sarti e impiegati che utilizzano intensamente il mouse e la tastiera.
  • Attività sportive: sport con racchetta come tennis, paddle o squash, specialmente se praticati con una tecnica errata, un’impugnatura inadeguata o attrezzatura non correttamente bilanciata.
  • Degenerazione tissutale: con l’avanzare dell’età, i tendini perdono elasticità e diventano più suscettibili a lesioni e processi di tendinosi, ovvero una degradazione del collagene.
  • Fattori biomeccanici: una muscolatura della spalla o del polso debole può sovraccaricare le strutture del gomito, facilitando l’insorgenza del disturbo.

Sintomatologia

Il quadro clinico dell’epicondilite si sviluppa solitamente in modo graduale. Inizialmente, il paziente avverte un lieve fastidio che, nel corso di settimane o mesi, può trasformarsi in un dolore acuto e persistente. I sintomi caratteristici sono:

  • Dolore localizzato: la sensazione dolorosa è centrata sulla parte esterna del gomito, in corrispondenza dell’epicondilo laterale.
  • Irradiazione: il dolore tende spesso a propagarsi lungo l’avambraccio, raggiungendo talvolta il polso e il dorso della mano.
  • Debolezza della presa: il soggetto riscontra difficoltà e dolore nel compiere gesti semplici come stringere la mano a qualcuno, girare una maniglia, sollevare una tazza o versare dell’acqua.
  • Rigidità mattutina: è frequente avvertire una sensazione di blocco o tensione articolare al risveglio.
  • Peggioramento funzionale: i sintomi si acuiscono tipicamente durante i movimenti di estensione del polso contro resistenza o durante la supinazione dell’avambraccio.

Diagnosi

La diagnosi del gomito del tennista è essenzialmente clinica e si basa sull’anamnesi dettagliata e sull’esame obiettivo condotto dal medico specialista. Durante la visita, il medico esegue manovre specifiche per evocare il dolore, tra cui:

  • Palpazione diretta: la pressione sull’epicondilo laterale scatena una reazione dolorosa immediata.
  • Test di Maudsley: il paziente deve estendere il dito medio contro la resistenza opposta dal medico; la comparsa di dolore al gomito indica positività.
  • Test di Mills: consiste nella flessione passiva del polso e delle dita con il gomito esteso, per valutare la tensione dei tendini estensori.

Per confermare il sospetto clinico o escludere altre patologie, come l’artrosi del gomito o la compressione del nervo radiale, possono essere richiesti esami strumentali come:

  • Ecografia muscolo-tendinea: utile per visualizzare ispessimenti del tendine, calcificazioni o piccole lacerazioni.
  • Radiografia: indicata per escludere anomalie ossee o depositi di calcio.
  • Risonanza magnetica (RM): prescritta nei casi cronici o persistenti per una valutazione dettagliata del grado di degenerazione tendinea.

Quando rivolgersi allo specialista

La gestione più appropriata viene definita dal medico specialista a seguito di un’accurata valutazione clinica, in base alla causa individuata e alle caratteristiche di ciascun paziente. In presenza di sintomi persistenti, ricorrenti o particolarmente intensi è importante rivolgersi a un professionista qualificato per un corretto inquadramento, evitando soluzioni autonome o non personalizzate.

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