La glicemia alta in gravidanza, nota clinicamente come diabete mellito gestazionale (DMG), è una condizione caratterizzata da un aumento dei livelli di glucosio nel sangue che viene diagnosticata per la prima volta durante il periodo della gestazione. Si stima che questa problematica interessi tra il 7% e il 10% delle donne in attesa. In condizioni fisiologiche normali, la gravidanza induce una naturale resistenza all’insulina per garantire che il feto riceva un apporto costante di nutrienti; tuttavia, quando il pancreas materno non riesce a produrre una quantità di insulina sufficiente a compensare tale resistenza, i livelli di zucchero nel sangue salgono oltre la norma, configurando il quadro del diabete gestazionale.
Eziologia
Le cause della glicemia alta in gravidanza sono strettamente legate ai profondi cambiamenti ormonali e metabolici che avvengono nel corpo della donna. I principali fattori responsabili includono:
- Ormoni placentari: a partire dal secondo trimestre, la placenta produce ormoni come il lattogeno placentare umano (hPL), il cortisolo, il progesterone e la prolattina, che hanno un effetto “diabetogeno”, ovvero riducono la sensibilità dei tessuti materni all’insulina.
- Insulino-resistenza: lo stato di resistenza all’insulina è funzionale alla crescita del feto, ma in alcune donne il pancreas non è in grado di aumentare la secrezione di insulina fino a tre o quattro volte i livelli normali, portando all’iperglicemia.
- Fattori di rischio genetici e costituzionali: la probabilità di sviluppare glicemia alta aumenta significativamente in presenza di obesità o sovrappeso (BMI superiore a 25), età materna superiore ai 35 anni, familiarità di primo grado per diabete di tipo 2 o storia di diabete gestazionale in gravidanze precedenti.
- Appartenenza etnica: alcune popolazioni, in particolare quelle originarie dell’Asia meridionale, del Medio Oriente e dei Caraibi, presentano una predisposizione genetica maggiore a questa condizione.
Sintomatologia
Nella maggior parte dei casi, la glicemia alta in gravidanza è asintomatica, motivo per cui gli screening periodici sono fondamentali. Quando presenti, i sintomi sono spesso sfumati e possono essere confusi con i normali disturbi della gestazione. Essi comprendono:
- Aumento ingiustificato della sete (polidipsia).
- Frequente necessità di urinare (poliuria), anche durante le ore notturne.
- Senso di stanchezza eccessiva e affaticamento persistente.
- Offuscamento della vista o disturbi visivi transitori.
- Infezioni ricorrenti, in particolare a carico dell’apparato urinario (cistiti) o vaginale (candidosi).
- Perdita di peso inspiegabile nonostante un aumento dell’appetito.
Diagnosi
Data l’assenza frequente di sintomi, la diagnosi si basa su test biochimici specifici. Il protocollo diagnostico prevede solitamente:
- Glicemia a digiuno: viene misurata durante i primi esami del sangue della gravidanza. Valori uguali o superiori a 92 mg/dl possono già indicare un diabete gestazionale.
- Curva da carico orale di glucosio (OGTT): è il test di riferimento eseguito solitamente tra la 24ª e la 28ª settimana. Prevede il prelievo di sangue a digiuno, dopo 1 ora e dopo 2 ore dall’assunzione di una soluzione contenente 75g di glucosio.
- Criteri diagnostici: la diagnosi viene posta se anche un solo valore risulta uguale o superiore alle soglie stabilite (92 mg/dl a digiuno, 180 mg/dl dopo 1 ora, 153 mg/dl dopo 2 ore).
Inquadramento clinico
Poiché le manifestazioni e le cause possono variare sensibilmente da persona a persona, la gestione deve essere personalizzata e definita dal medico specialista. Un consulto professionale è il modo più sicuro per ottenere un inquadramento corretto ed evitare valutazioni errate.