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Ghiandole salivari ingrossate

Le ghiandole salivari ingrossate rappresentano una condizione clinica, nota anche come ipertrofia delle ghiandole salivari o scialomegalia, che si manifesta con un aumento visibile o palpabile del volume di una o più ghiandole deputate alla produzione di saliva. Il corpo umano possiede tre coppie di ghiandole salivari maggiori: le parotidi (situate davanti alle orecchie), le sottomandibolari (sotto la mascella) e le sottolinguali (sotto la lingua), oltre a centinaia di ghiandole minori sparse nella mucosa orale. L’ingrossamento può interessare una singola ghiandola (monolaterale) o presentarsi su entrambi i lati (bilaterale) e può essere accompagnato o meno da dolore, a seconda della causa sottostante.

Eziologia

Le cause alla base delle ghiandole salivari ingrossate sono estremamente variegate e possono essere classificate in diverse categorie:

  • Infezioni: la causa virale più nota è la parotite (orecchioni), ma anche virus come quelli della mononucleosi, dell’influenza o l’HIV possono causare gonfiore. Le infezioni batteriche, spesso dovute a Staphylococcus aureus, colpiscono frequentemente chi soffre di ridotta produzione di saliva o disidratazione.
  • Ostruzioni (scialolitiasi): la formazione di calcoli salivari nei dotti ghiandolari impedisce il normale deflusso della saliva, causando un ristagno che porta al rigonfiamento della ghiandola, specialmente in concomitanza con i pasti.
  • Malattie autoimmuni: la sindrome di Sjögren è una patologia cronica in cui il sistema immunitario attacca le ghiandole esocrine, causando gonfiore persistente e secchezza delle fauci (xerostomia). Anche il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide possono essere coinvolti.
  • Patologie sistemiche e metaboliche: condizioni come il diabete mellito, la cirrosi epatica, l’alcolismo cronico e disturbi dell’alimentazione come la bulimia possono provocare un ingrossamento non infiammatorio delle ghiandole.
  • Tumori: sebbene meno comuni, le neoplasie possono manifestarsi come un nodulo duro e in crescita. La maggior parte dei tumori salivari è di natura benigna (come l’adenoma pleomorfo), ma esistono anche forme maligne.
  • Fattori iatrogeni: l’assunzione di determinati farmaci o i trattamenti di radioterapia alla testa e al collo possono alterare la funzionalità ghiandolare e causare edema.

Sintomatologia

Il quadro sintomatologico varia sensibilmente in base alla causa scatenante. I segni più comuni includono:

  • Tumefazione: aumento di volume visibile nella zona sotto la mascella, davanti alle orecchie o sul pavimento della bocca.
  • Dolore: può essere costante o manifestarsi solo durante la masticazione e la deglutizione, tipico della presenza di calcoli.
  • Bocca secca: sensazione di scarsa lubrificazione orale che rende difficile parlare o mangiare cibi secchi.
  • Alterazione del gusto: percezione di sapori anomali o metallici in bocca, talvolta dovuti alla fuoriuscita di materiale purulento dai dotti.
  • Sintomi sistemici: febbre, brividi e malessere generale se il gonfiore è di origine infettiva.
  • Arrossamento: la cute sopra la ghiandola interessata può apparire calda, tesa e arrossata.

Diagnosi

Il processo diagnostico inizia con un’accurata anamnesi e un esame obiettivo da parte del medico specialista (otorinolaringoiatra). Durante la visita, il medico palpa la zona per valutare la consistenza della ghiandola e l’eventuale presenza di noduli. Per approfondire la causa, possono essere richiesti i seguenti esami:

  • Ecografia: è l’esame di primo livello, fondamentale per distinguere tra infiammazione diffusa, calcoli salivari o masse solide.
  • Esami del sangue: utili per identificare marker di infezione o anticorpi specifici per malattie autoimmuni come il fattore reumatoide o gli anticorpi anti-SSA/SSB.
  • Tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (RM): forniscono immagini dettagliate in caso di sospetto tumore o per mappare l’estensione di un’infezione complessa.
  • Sialografia o scialoendoscopia: tecniche specifiche per visualizzare l’interno dei dotti salivari e identificare ostruzioni.
  • Biopsia o agoaspirato (FNAC): prelievo di una piccola quantità di tessuto o cellule per escludere la natura maligna di una neoformazione.

Il percorso di gestione

Spetta al medico specialista, dopo un’adeguata valutazione, individuare la causa e definire la gestione più appropriata per ciascun paziente. È consigliabile richiedere un consulto soprattutto quando la situazione persiste nel tempo o tende a intensificarsi.

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