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Frattura patologica

Una frattura patologica è una rottura della continuità di un osso che si verifica a causa di una patologia sottostante che ha indebolito la struttura scheletrica. A differenza delle fratture traumatiche comuni, che sono il risultato di una forza esterna violenta applicata su un osso sano, la frattura patologica avviene spesso in seguito a traumi minimi o persino durante le normali attività quotidiane, come camminare, chinarsi o tossire. Questa condizione rappresenta un segnale clinico importante, poiché indica che l’integrità meccanica dell’osso è stata compromessa da un processo morboso preesistente.

Eziologia

Le cause che possono portare a un indebolimento tale da provocare una frattura patologica sono molteplici e possono essere classificate in diverse categorie:

  • Osteoporosi: è la causa più frequente, specialmente nella popolazione anziana. Comporta una riduzione della densità minerale ossea e un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo.
  • Tumori ossei primari: neoplasie che originano direttamente dalle cellule dell’osso, come l’osteosarcoma o il condrosarcoma.
  • Metastasi ossee: molti tumori solidi (come quelli di mammella, prostata, polmone e rene) possono diffondersi alle ossa, distruggendo il tessuto sano e sostituendolo con cellule tumorali.
  • Infezioni ossee: l’osteomielite cronica può causare aree di necrosi e fragilità ossea.
  • Malattie metaboliche: condizioni come il morbo di Paget, l’iperparatiroidismo o l’osteomalacia alterano il normale turnover osseo.
  • Cisti ossee: lesioni benigne ma cave che occupano spazio all’interno dell’osso, riducendone la resistenza.

Sintomatologia

Il quadro clinico può variare sensibilmente in base alla localizzazione e alla causa primaria. I sintomi principali includono:

  • Dolore improvviso: spesso descritto come acuto e trafittivo, che insorge anche senza un trauma evidente.
  • Dolore osseo preesistente: in molti casi, specialmente in presenza di tumori, la paziente o il paziente riferiva un dolore sordo e persistente nella zona prima della rottura.
  • Deformità dell’arto: l’osso può apparire fuori asse o accorciato.
  • Impossibilità di carico: incapacità di sostenere il peso del corpo o di muovere l’articolazione vicina.
  • Gonfiore e lividi: tumefazione localizzata dovuta al sanguinamento interno e all’infiammazione dei tessuti molli circostanti.

Diagnosi

Il percorso diagnostico mira non solo a confermare la frattura, ma soprattutto a identificarne la causa sottostante:

  • Radiografia convenzionale: è l’esame di primo livello per visualizzare la rima di frattura e l’aspetto dell’osso circostante, che spesso appare rarefatto o con lesioni sospette.
  • Tomografia computerizzata (TC): utile per definire meglio la struttura ossea e l’estensione del danno.
  • Risonanza magnetica (RM): fondamentale per valutare il coinvolgimento dei tessuti molli, del midollo osseo e l’eventuale presenza di masse tumorali.
  • Scintigrafia ossea: utilizzata per verificare se sono presenti altre aree di alterato metabolismo osseo in tutto lo scheletro.
  • Biopsia ossea: rappresenta il gold standard quando si sospetta una neoplasia; consiste nel prelievo di un frammento di tessuto per l’esame istologico.
  • Esami del sangue: per valutare i livelli di calcio, fosforo, fosfatasi alcalina e altri marcatori tumorali o infiammatori.

Il ruolo del medico specialista

In questi casi è essenziale evitare il fai-da-te e rivolgersi a un medico specialista, che potrà valutare il quadro clinico nella sua interezza. Sarà il professionista a indicare il percorso più appropriato in base alle specifiche necessità del paziente.

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