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Frattura da stress

La frattura da stress è un infortunio di natura clinica caratterizzato da una piccola lesione o una crepa incompleta nel tessuto osseo, causata non da un singolo evento traumatico acuto, ma da sollecitazioni meccaniche ripetute e prolungate nel tempo. Questa condizione, nota anche come frattura da sovraccarico, si verifica quando l’osso non riesce a rigenerarsi con la stessa velocità con cui viene sottoposto a stress, portando a un cedimento strutturale della corticale ossea. Sebbene possa colpire chiunque, interessa prevalentemente gli atleti, i corridori, i ballerini e il personale militare, localizzandosi con maggiore frequenza nelle ossa degli arti inferiori, come i metatarsi, la tibia e il femore.

Eziologia

Le cause alla base dello sviluppo di una frattura da stress sono molteplici e possono essere classificate in fattori estrinseci e intrinseci:

  • Fattori estrinseci: comprendono gli errori nella programmazione dell’allenamento, come un aumento troppo repentino dell’intensità, della durata o della frequenza delle sessioni. Anche l’utilizzo di calzature non idonee o usurate, che non garantiscono un corretto assorbimento degli impatti, e la pratica sportiva su superfici eccessivamente dure o irregolari rappresentano rischi significativi.
  • Fattori intrinseci: riguardano le caratteristiche biologiche e biomeccaniche dell’individuo, tra cui:
    • Densità ossea ridotta: condizioni come l’osteoporosi o l’osteopenia rendono l’osso intrinsecamente più fragile.
    • Carenze nutrizionali: bassi livelli di vitamina D e calcio compromettono la capacità di rimodellamento osseo.
    • Squilibri ormonali: particolarmente rilevanti nel sesso femminile, dove l’amenorrea può essere associata a una minore salute scheletrica (triade dell’atleta).
    • Anomalie biomeccaniche: la presenza di piedi piatti, cavi o una postura scorretta può distribuire il carico in modo disomogeneo sulle strutture ossee.

Sintomatologia

Il quadro clinico di una frattura da stress esordisce solitamente in modo subdolo. Il sintomo principale è il dolore localizzato, che inizialmente si manifesta solo durante l’attività fisica specifica e scompare quasi immediatamente con il riposo. Con il progredire della lesione, tuttavia, il dolore tende a diventare più intenso e persistente, presentandosi anche durante le normali attività quotidiane o addirittura durante le ore notturne. Oltre alla sintomatologia dolorosa, si possono riscontrare:

  • Sensibilità puntiforme: dolore acuto avvertito alla palpazione diretta dell’osso interessato.
  • Edema e tumefazione: un leggero gonfiore localizzato nell’area della frattura, talvolta accompagnato da arrossamento cutaneo.
  • Limitazione funzionale: difficoltà a sostenere il carico o a eseguire movimenti che prima risultavano agevoli.

Diagnosi

La diagnosi di una frattura da stress richiede un’attenta valutazione clinica da parte del medico specialista, supportata da esami strumentali, poiché il ritardo diagnostico è frequente a causa di sintomi inizialmente sfumati. Il percorso diagnostico comprende:

  • Anamnesi ed esame obiettivo: il medico indaga le abitudini sportive, eventuali cambiamenti recenti nei carichi di lavoro e la presenza di fattori di rischio metabolici.
  • Radiografia convenzionale (RX): spesso risulta negativa nelle prime 2-4 settimane dall’esordio dei sintomi, poiché la linea di frattura diventa visibile solo quando inizia il processo di formazione del callo osseo.
  • Risonanza magnetica (RM): è considerata il gold standard per la diagnosi precoce, in quanto è in grado di rilevare l’edema osseo, segno precursore della frattura vera e propria.
  • Tomografia computerizzata (TC): utile per visualizzare fratture in zone anatomiche complesse o per valutare fratture lineari sottili.
  • Scintigrafia ossea: una tecnica di medicina nucleare che identifica aree di aumentato metabolismo osseo, utile nei casi dubbi.

L’importanza del consulto specialistico

In questi casi è essenziale evitare il fai-da-te e rivolgersi a un medico specialista, che potrà valutare il quadro clinico nella sua interezza. Sarà il professionista a indicare il percorso più appropriato in base alle specifiche necessità del paziente.

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