La febbre dopo il parto, nota in ambito clinico anche come febbre puerperale o infezione post-partum, è una condizione caratterizzata da un rialzo della temperatura corporea pari o superiore a 38 °C che si manifesta nelle prime settimane successive alla nascita del bambino. Sebbene una leggera alterazione termica possa verificarsi fisiologicamente nelle prime 24 ore a causa dello stress fisico del travaglio o della montata lattea, la persistenza o la comparsa tardiva della febbre è spesso il segnale di un’infezione in corso che richiede una valutazione medica tempestiva per prevenire complicazioni sistemiche.
Eziologia
Le cause della febbre post-partum sono prevalentemente di natura infettiva e possono essere distinte in cause direttamente correlate all’evento del parto o complicanze indirette. I principali fattori eziologici includono:
- Endometrite: rappresenta l’infezione del rivestimento uterino ed è la causa più frequente di febbre dopo il parto, spesso scatenata dalla risalita di batteri come lo streptococco o l’Escherichia coli dal tratto genitale inferiore.
- Infezioni della ferita chirurgica: complicanze legate alla guarigione dei tessuti in caso di taglio cesareo o di episiotomia.
- Infezioni delle vie urinarie: come cistiti o pielonefriti, la cui insorgenza è favorita dall’uso di cateteri vescicali durante il travaglio o dal trauma subito dall’uretra durante l’espulsione del feto.
- Mastite: infiammazione acuta delle ghiandole mammarie, solitamente causata dallo Staphylococcus aureus, che può evolvere in ascesso se non trattata.
- Fattori di rischio specifici: travaglio prolungato, rottura prematura delle membrane superiore alle 18 ore, eccessive visite vaginali durante il parto o presenza di frammenti di placenta rimasti nell’utero.
Sintomatologia
Il quadro sintomatologico varia a seconda del focolaio infettivo primario, ma alcuni segni generali sono comuni alla maggior parte delle pazienti:
- Ipertermia e brividi: febbre superiore a 38 °C, spesso accompagnata da brividi scuotenti e sudorazione profusa.
- Dolore addomino-pelvico: sensazione di tensione o dolore acuto nel basso addome, con un utero che può apparire dolente alla palpazione e non correttamente contratto (atonia uterina).
- Alterazioni delle lochiazioni: perdite vaginali che diventano eccessivamente abbondanti, purulente o caratterizzate da un odore sgradevole e maleodorante.
- Malessere generale: tachicardia, cefalea, estrema debolezza e, in caso di mastite, arrossamento e calore localizzato a livello di una o entrambe le mammelle.
Diagnosi
La diagnosi della febbre puerperale è inizialmente clinica e si avvale di un esame obiettivo completo condotto dal medico specialista. Il percorso diagnostico include solitamente:
- Anamnesi ed esame fisico: valutazione dei parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza cardiaca e respiratoria) e ispezione dei siti chirurgici o del perineo.
- Esami colturali: prelievo di campioni per emocoltura, analisi delle urine con urinocoltura e tamponi vaginali per identificare l’agente patogeno responsabile.
- Analisi del sangue: monitoraggio dei globuli bianchi (leucocitosi) e dei marcatori infiammatori come la proteina C reattiva (PCR) e il lattato.
- Diagnostica per immagini: ecografia pelvica o addominale per escludere la presenza di ascessi, residui placentari o tromboflebiti pelviche.
Il ruolo del medico specialista
Per un inquadramento accurato è indispensabile la valutazione di un medico specialista, che terrà conto della causa, dell’intensità dei sintomi e delle caratteristiche individuali. È sempre preferibile affidarsi a un professionista piuttosto che a soluzioni autonome.