La faringotonsillite nel bambino è un’infiammazione acuta che coinvolge la mucosa della faringe e il tessuto linfatico delle tonsille palatine. Si tratta di una delle condizioni cliniche più frequenti in ambito pediatrico, rappresentando una delle principali cause di accesso agli studi dei medici di base e ai reparti di pronto soccorso. Sebbene il termine comune “mal di gola” venga spesso utilizzato in modo generico, la faringotonsillite identifica una localizzazione specifica dell’infezione che può avere origini differenti e richiedere approcci terapeutici distinti a seconda dell’agente eziologico coinvolto.
Eziologia
Le cause della faringotonsillite pediatrica sono prevalentemente di natura infettiva e possono essere suddivise in due grandi categorie:
- Origine virale: rappresenta la causa più comune, interessando circa il 70-80% dei casi. I virus principalmente responsabili includono i Rhinovirus, i Coronavirus, i virus influenzali e parainfluenzali, gli Adenovirus e il virus di Epstein-Barr (agente della mononucleosi).
- Origine batterica: è meno frequente rispetto a quella virale e colpisce solitamente circa 3 bambini su 10. Il principale batterio coinvolto è lo streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEA), noto anche come Streptococcus pyogenes. Altri batteri meno comuni includono lo Staphylococcus aureus e lo Streptococcus pneumoniae.
È importante sottolineare che l’incidenza della forma batterica varia con l’età: è molto rara nei bambini al di sotto dei 3 anni, mentre raggiunge il picco massimo nella fascia di età compresa tra i 5 e i 15 anni.
Sintomatologia
Il quadro clinico della faringotonsillite può variare sensibilmente, ma i segnali tipici che i genitori possono riscontrare includono:
- Dolore alla gola: spesso accompagnato da odinofagia, ovvero difficoltà e dolore durante la deglutizione.
- Febbre: che può manifestarsi in modo lieve o raggiungere temperature elevate (superiori a 38-39 °C).
- Alterazioni delle tonsille: appaiono gonfie, arrossate e, in caso di infezione batterica, possono presentare placche biancastre o giallastre (essudato).
- Linfonodi ingrossati: i noduli linfatici del collo risultano spesso dolenti e percepibili al tatto.
- Sintomi sistemici: quali mal di testa, stanchezza, perdita di appetito e talvolta nausea o vomito, specialmente nei più piccoli.
- Segni virali associati: come tosse, raffreddore, raucedine o congiuntivite, che solitamente orientano verso una diagnosi non batterica.
Diagnosi
La diagnosi è inizialmente clinica, basata sull’ispezione visiva del cavo orale e sulla valutazione dei sintomi. Tuttavia, poiché non è possibile distinguere con certezza un’infezione virale da una batterica solo tramite l’osservazione, il pediatra può avvalersi di specifici strumenti:
- Punteggio di McIsaac: un sistema a punti che valuta parametri come febbre, assenza di tosse, età e stato delle tonsille per stimare la probabilità di un’infezione da streptococco.
- Test rapido (RAD): un tampone faringeo che permette di ottenere un risultato in pochi minuti per confermare o escludere la presenza dello streptococco beta-emolitico di gruppo A.
- Esame colturale: in alcuni casi dubbi, il tampone viene inviato in laboratorio per una cultura più approfondita, sebbene non sia sempre necessario di routine.
Quando rivolgersi allo specialista
La gestione non può essere standardizzata, ma dipende da numerosi fattori che solo il medico specialista è in grado di valutare. Rivolgersi a un professionista consente un inquadramento corretto e sicuro, evitando interpretazioni o iniziative personali.