La diarrea nel bambino è una condizione clinica estremamente frequente, caratterizzata dall’emissione di feci liquide o semiliquide con una frequenza superiore rispetto alla normale abitudine del piccolo (generalmente tre o più scariche nelle 24 ore). Si tratta di un meccanismo di difesa con cui l’organismo cerca di eliminare agenti patogeni o sostanze irritanti. Sebbene nella maggior parte dei casi tenda a risolversi spontaneamente in pochi giorni, richiede un’attenzione particolare nei neonati e nei bambini piccoli a causa del rischio di disidratazione, una complicanza che può diventare seria se non gestita tempestivamente.
Eziologia
Le cause alla base della diarrea infantile sono molteplici e possono essere classificate in base alla natura dell’agente scatenante. I principali fattori includono:
- Infezioni virali: rappresentano la causa più comune. Virus come il Rotavirus e il Norovirus sono i principali responsabili delle gastroenteriti acute, trasmettendosi facilmente per via oro-fecale o tramite superfici contaminate.
- Infezioni batteriche: meno frequenti ma spesso più severe, sono causate da batteri quali Salmonella, Campylobacter ed Escherichia coli, spesso veicolati da alimenti o acqua contaminati.
- Parassitosi: infezioni causate da parassiti come la Giardia lamblia o gli ossiuri possono determinare scariche persistenti.
- Terapie antibiotiche: l’uso di antibiotici può alterare il delicato equilibrio della flora batterica intestinale (microbiota), scatenando episodi di diarrea.
- Intolleranze e allergie: l’intolleranza al lattosio o l’allergia alle proteine del latte vaccino sono cause comuni, specialmente nei lattanti.
- Patologie croniche: in casi di diarrea persistente (superiore alle due settimane), vanno indagate condizioni come la celiachia o le malattie infiammatorie croniche intestinali.
Sintomatologia
Il quadro clinico può variare sensibilmente a seconda della causa e dell’età del bambino. I sintomi più frequenti includono:
- Aumento del numero delle evacuazioni con feci di consistenza acquosa o semiliquida.
- Dolore addominale e crampi, che spesso si manifestano con irritabilità e pianto inconsolabile nel neonato.
- Gonfiore addominale e meteorismo.
- Nausea e vomito, che possono complicare l’idratazione orale.
- Febbre, frequente nelle forme di natura infettiva.
- Segnali di disidratazione: secchezza della bocca, assenza di lacrime durante il pianto, riduzione della diuresi (pannolino asciutto per più di 6-8 ore) e sonnolenza eccessiva.
Diagnosi
La diagnosi è prevalentemente clinica e si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo condotto dal pediatra. Durante la visita, il medico valuta lo stato di idratazione e la reattività del bambino. Qualora i sintomi siano severi o persistano per più di 48 ore, possono essere prescritti approfondimenti quali:
- Coprocoltura: esame delle feci per identificare la presenza di batteri patogeni o parassiti.
- Esami del sangue: utili per monitorare i livelli degli elettroliti e verificare eventuali segni di infezione sistemica o complicanze.
- Test per intolleranze: valutazioni specifiche qualora si sospetti una correlazione con l’assunzione di determinati alimenti.
Approccio clinico e gestione
L’individuazione della causa e la conseguente gestione vanno sempre affidate a un medico specialista, che potrà valutare il quadro clinico nel suo insieme. In caso di sintomi che non regrediscono o tendono a peggiorare, è importante non rimandare il consulto medico.