Le convulsioni febbrili nel bambino sono manifestazioni di natura convulsiva che si verificano in associazione a un rapido rialzo della temperatura corporea, solitamente superiore ai 38 gradi. Questo fenomeno interessa prevalentemente una fascia di età compresa tra i 6 mesi e i 5-6 anni, con un picco di incidenza intorno ai 18 mesi. Sebbene l’evento possa apparire estremamente drammatico e spaventoso per i genitori che vi assistono, nella stragrande maggioranza dei casi le convulsioni febbrili sono considerate benigne e non lasciano conseguenze a lungo termine sullo sviluppo neurologico o sulle capacità cognitive del piccolo.
Le cause precise alla base delle convulsioni febbrili non sono ancora state completamente chiarite, ma si ritiene che dipendano da una combinazione di fattori genetici e biologici. Le principali componenti coinvolte includono:
La sintomatologia si manifesta in modo improvviso e può variare sensibilmente. Le caratteristiche cliniche più frequenti includono:
In base alla durata e alle modalità, si distinguono in semplici (durata inferiore ai 15 minuti, assenza di recidive nelle 24 ore e interessamento generalizzato) o complesse (durata prolungata, segni focali o ripetizione dell’episodio nel breve periodo).
La diagnosi è prevalentemente clinica e viene effettuata dal medico pediatra attraverso un’accurata anamnesi e un esame obiettivo. L’obiettivo principale è escludere che la crisi sia causata da infezioni del sistema nervoso centrale, come la meningite. L’iter diagnostico può prevedere:
L’approccio più indicato viene stabilito caso per caso dal medico specialista, sulla base di un’attenta valutazione clinica. Quando i sintomi si presentano in modo persistente o marcato, è consigliabile richiedere quanto prima un parere medico qualificato.