L’antigene carcinoembrionario, universalmente noto con l’acronimo CEA, è una glicoproteina coinvolta nell’adesione cellulare. In condizioni fisiologiche, questa proteina viene prodotta in grandi quantità durante lo sviluppo fetale dai tessuti dell’apparato gastrointestinale, ma la sua sintesi si riduce drasticamente dopo la nascita. Negli adulti sani, il CEA è presente nel sangue in concentrazioni estremamente basse. Tuttavia, i suoi livelli possono aumentare significativamente in presenza di alcune patologie, in particolare il carcinoma del colon-retto, motivo per cui viene utilizzato in ambito clinico come marcatore tumorale (o biomarcatore).
La presenza di un CEA elevato non è indice univoco di cancro, poiché questa proteina può aumentare per svariate ragioni, sia maligne che benigne. Le principali cause di innalzamento dei valori includono:
È fondamentale comprendere che un CEA elevato, di per sé, non produce alcun sintomo specifico. Si tratta di un reperto di laboratorio che segnala una condizione sottostante. I sintomi che il paziente potrebbe avvertire dipendono esclusivamente dalla patologia che ha causato l’innalzamento del marcatore. Nel caso del tumore del colon-retto, i segnali di allarme possono includere:
La misurazione del CEA avviene tramite un semplice prelievo di sangue venoso. Poiché il test non è sufficientemente specifico per lo screening della popolazione generale (visti i numerosi falsi positivi causati da fumo o infiammazioni), il suo utilizzo principale avviene nella fase post-diagnostica. Il medico specialista richiede questo esame per:
In caso di riscontro fortuito di CEA elevato, il medico procederà con esami di approfondimento come la colonscopia, la TC addominale o la PET per identificare la causa esatta.
Poiché le manifestazioni e le cause possono variare sensibilmente da persona a persona, la gestione deve essere personalizzata e definita dal medico specialista. Un consulto professionale è il modo più sicuro per ottenere un inquadramento corretto ed evitare valutazioni errate.