L’astenospermia, nota anche come astenozoospermia, è una condizione medica caratterizzata da una riduzione della motilità degli spermatozoi all’interno del liquido seminale. Si tratta di una delle cause più frequenti di infertilità maschile, poiché la capacità di movimento dei gameti è fondamentale affinché questi possano risalire l’apparato genitale femminile, superare la cervice e raggiungere l’ovocita per fecondarlo. Secondo i parametri stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si parla di astenospermia quando la percentuale di spermatozoi con motilità progressiva (quelli capaci di muoversi attivamente in una direzione) è inferiore al 32% o quando la motilità totale è inferiore al 40%.
Le cause alla base di una ridotta motilità spermatica sono molteplici e possono essere classificate in diverse categorie:
L’astenospermia è una condizione quasi esclusivamente asintomatica. L’uomo che ne è affetto non presenta dolore, difficoltà erettili o alterazioni visibili durante l’eiaculazione. Nella stragrande maggioranza dei casi, il disturbo viene scoperto solo quando la coppia riscontra difficoltà nel concepire dopo un anno di rapporti non protetti. In rari casi, se l’astenospermia è causata da un’infezione sottostante, possono manifestarsi sintomi correlati a quest’ultima, quali: bruciore durante la minzione, fastidio pelvico o cambiamenti nell’odore del liquido seminale.
Il percorso diagnostico principale si basa sull’esecuzione dello spermiogramma, un esame di laboratorio che analizza le caratteristiche chimico-fisiche e microscopiche del seme. Durante l’analisi, il biologo valuta tre tipi di motilità:
Per una diagnosi accurata, il medico specialista (andrologo o urologo) può richiedere la ripetizione dell’esame a distanza di alcune settimane per escludere variazioni temporanee. Ulteriori accertamenti possono includere: l’ecocolordoppler scrotale per individuare un eventuale varicocele, i dosaggi ormonali per valutare l’asse ipofisi-testicolo e test microbiologici per escludere infezioni batteriche.
Spetta al medico specialista, dopo un’adeguata valutazione, individuare la causa e definire la gestione più appropriata per ciascun paziente. È consigliabile richiedere un consulto soprattutto quando la situazione persiste nel tempo o tende a intensificarsi.