L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica, sistemica e di natura autoimmune che colpisce prevalentemente le articolazioni, ma che può coinvolgere anche altri organi e tessuti. A differenza dell’artrosi, che è una patologia degenerativa legata all’usura della cartilagine, l’artrite reumatoide è causata da un’anomala reazione del sistema immunitario che attacca la membrana sinoviale, ovvero il rivestimento interno delle capsule articolari. Questo processo determina un’infiammazione persistente che, se non adeguatamente trattata, può portare alla distruzione della cartilagine, all’erosione ossea e a deformità articolari permanenti con conseguente disabilità.
Eziologia
Le cause precise dell’artrite reumatoide non sono ancora del tutto note, ma la comunità scientifica concorda su un’origine multifattoriale. La patologia si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti quando intervengono determinati fattori ambientali o biologici che scatenano la risposta autoimmune. Tra i principali elementi coinvolti nell’eziologia troviamo:
- Predisposizione genetica: la presenza di alcuni geni, in particolare quelli del sistema HLA, aumenta il rischio di sviluppare la malattia, pur non essendone l’unica causa.
- Fattori ambientali: il fumo di sigaretta è il fattore di rischio ambientale più documentato, capace di influenzare negativamente sia l’insorgenza che la gravità della patologia.
- Agenti infettivi: alcuni virus e batteri, come il virus di Epstein-Barr o il Porphyromonas gingivalis (legato alla parodontite), sono stati studiati come possibili trigger dell’infiammazione.
- Squilibri ormonali: la maggiore incidenza nelle donne suggerisce che gli ormoni femminili, come gli estrogeni, possano giocare un ruolo nella regolazione del sistema immunitario.
- Stile di vita: l’obesità e lo stress psicofisico prolungato sono considerati fattori che possono alimentare lo stato infiammatorio dell’organismo.
Sintomatologia
La sintomatologia dell’artrite reumatoide può variare sensibilmente da persona a persona, ma presenta spesso caratteristiche tipiche che permettono di distinguerla da altre forme di dolore articolare. Nelle fasi iniziali, i sintomi possono essere vaghi e includere stanchezza, febbricola e perdita di peso.
I segni articolari più comuni comprendono:
- Dolore e tumefazione: le articolazioni appaiono gonfie, calde al tatto e dolenti, spesso in modo simmetrico (ovvero colpendo entrambi i lati del corpo contemporaneamente).
- Rigidità mattutina: una caratteristica distintiva è la sensazione di articolazioni “legate” al risveglio, che dura solitamente più di 30-60 minuti e migliora con il movimento.
- Coinvolgimento delle piccole articolazioni: inizialmente vengono colpite le dita delle mani, i polsi e i piedi, per poi estendersi a ginocchia, spalle e caviglie.
- Perdita di funzionalità: con il progredire dell’infiammazione, i movimenti diventano limitati e difficoltosi.
Essendo una malattia sistemica, possono manifestarsi anche sintomi extra-articolari come secchezza degli occhi e della bocca (sindrome di Sjögren), noduli sottocutanei, infiammazioni polmonari o complicanze cardiovascolari.
Diagnosi
La diagnosi precoce è fondamentale per iniziare tempestivamente la terapia e prevenire danni irreversibili. Non esiste un singolo test definitivo, pertanto il medico specialista (reumatologo) si avvale di una combinazione di diversi strumenti diagnostici:
- Anamnesi ed esame obiettivo: valutazione della durata della rigidità, del numero di articolazioni coinvolte e della presenza di calore o gonfiore.
- Esami del sangue: ricerca di marcatori infiammatori come la proteina C-reattiva (PCR) e la velocità di eritrosedimentazione (VES), oltre a test specifici come il fattore reumatoide e gli anticorpi anti-citrullina (anti-CCP).
- Ecografia articolare: permette di visualizzare l’infiammazione della membrana sinoviale (sinovite) e l’aumento del liquido articolare anche nelle fasi precoci.
- Radiografia convenzionale: utile soprattutto per monitorare la progressione della malattia e rilevare eventuali erosioni ossee.
- Risonanza magnetica: impiegata per identificare precocemente l’edema osseo e le alterazioni dei tessuti molli.
Quando rivolgersi allo specialista
Non esiste un approccio valido per tutti: la scelta più adeguata dipende dalla causa sottostante e dalle condizioni individuali, e spetta al medico specialista dopo un’adeguata valutazione. Di fronte a sintomi che persistono o si aggravano, è importante richiedere un consulto medico tempestivo.