L’artrite reattiva è una patologia infiammatoria che colpisce le articolazioni e che si sviluppa tipicamente in seguito a un’infezione localizzata in un’altra parte del corpo, solitamente nell’apparato gastrointestinale o urogenitale. Nota in passato come sindrome di Reiter, questa condizione rientra nel gruppo delle spondiloartriti sieronegative. Il termine “reattiva” indica che l’infiammazione articolare non è causata dalla presenza diretta di microbi all’interno dell’articolazione, bensì da una risposta anomala del sistema immunitario che reagisce a un’infezione precedente o concomitante avvenuta in una sede distante.
Eziologia
Le cause dell’artrite reattiva sono da ricercare in specifici agenti infettivi che innescano la reazione immunitaria. Sebbene l’infezione primaria possa essere lieve o addirittura asintomatica, essa funge da catalizzatore per l’infiammazione articolare che compare generalmente dopo una o quattro settimane. I principali batteri coinvolti sono suddivisi in due categorie:
- Infezioni urogenitali: il batterio più frequentemente implicato è la Chlamydia trachomatis, trasmessa prevalentemente per via sessuale. Anche l’Ureaplasma urealyticum e il Mycoplasma genitalium possono essere responsabili.
- Infezioni gastrointestinali: si verificano a seguito dell’ingestione di acqua o alimenti contaminati. I patogeni comuni includono Salmonella, Shigella, Campylobacter, Yersinia enterocolitica e, più raramente, Clostridioides difficile.
Un fattore determinante nell’eziologia è la predisposizione genetica: circa il 60-80% dei soggetti colpiti presenta l’antigene HLA-B27. La presenza di questo marcatore genetico aumenta significativamente il rischio di sviluppare la malattia e correla spesso con un decorso più severo o cronico.
Sintomatologia
L’artrite reattiva si manifesta con un quadro clinico che può coinvolgere non solo le articolazioni, ma anche occhi, pelle e mucose. La triade classica, sebbene non sempre presente contemporaneamente, comprende artrite, uretrite e congiuntivite. I sintomi principali includono:
- Manifestazioni articolari: dolore acuto, gonfiore e calore che colpiscono solitamente le grandi articolazioni degli arti inferiori, come ginocchia e caviglie, spesso in modo asimmetrico. Può verificarsi anche la dattilite, ovvero l’infiammazione di un intero dito che assume l’aspetto “a salsicciotto”.
- Entesite: infiammazione dei punti in cui i tendini o i legamenti si inseriscono nell’osso, manifestandosi frequentemente come dolore al tallone (tendine d’Achille).
- Sintomi urogenitali: dolore o bruciore durante la minzione (uretrite), secrezioni vaginali o infiammazione della prostata.
- Sintomi oculari: arrossamento, prurito e lacrimazione dovuti a congiuntivite o, nei casi più gravi, uveite anteriore.
- Lesioni muco-cutanee: ulcere indolori sulla lingua o nel cavo orale, ed eruzioni cutanee caratteristiche come il cheratoderma blenorragico, che si presenta con placche squamose sui palmi delle mani o sulle piante dei piedi.
Diagnosi
La diagnosi di artrite reattiva è essenzialmente clinica e si basa sull’anamnesi del paziente, in particolare sulla ricerca di una recente infezione intestinale o urinaria. Non esiste un singolo test definitivo, pertanto il medico specialista procede per esclusione e attraverso diversi accertamenti:
- Esami del sangue: utili per rilevare indici di infiammazione elevati, come la proteina C reattiva (PCR) e la velocità di eritrosedimentazione (VES). Viene spesso richiesto il test per l’antigene HLA-B27.
- Ricerca dei patogeni: campioni di urine, tamponi uretrali o cervicali e analisi delle feci possono confermare la presenza dell’infezione scatenante.
- Analisi del liquido sinoviale: il prelievo di liquido dall’articolazione gonfia serve a escludere altre forme di artrite, come quella settica (dove i batteri sono presenti nell’articolazione) o la gotta.
- Imaging: le radiografie possono mostrare segni di infiammazione cronica o alterazioni alle articolazioni sacro-iliache. L’ecografia e la risonanza magnetica sono strumenti sensibili per individuare precocemente l’infiammazione dei tendini e dei tessuti molli.
Gestione e monitoraggio
L’approccio più indicato viene stabilito caso per caso dal medico specialista, sulla base di un’attenta valutazione clinica. Quando i sintomi si presentano in modo persistente o marcato, è consigliabile richiedere quanto prima un parere medico qualificato.