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Angina pectoris instabile

L’angina pectoris instabile è una sindrome coronarica acuta che si manifesta come un dolore toracico di nuova insorgenza, in peggioramento o che compare a riposo. Questa condizione rappresenta una fase intermedia e critica tra l’angina stabile e l’infarto miocardico acuto. A differenza della forma stabile, il dolore non è prevedibile e non scompare necessariamente con il riposo o con l’assunzione di farmaci vasodilatatori rapidi. L’angina instabile è considerata un’emergenza medica poiché segnala un’instabilità della circolazione coronarica che può evolvere rapidamente in un danno irreversibile al muscolo cardiaco o in aritmie fatali.

Eziologia

La causa principale dell’angina instabile è la riduzione improvvisa dell’apporto di sangue e ossigeno al cuore. Questo fenomeno è solitamente dovuto a:

  • rottura o erosione di una placca aterosclerotica: l’accumulo di grassi e colesterolo nelle pareti delle arterie (aterosclerosi) può formare placche che, se diventano instabili, possono fessurarsi;
  • formazione di un trombo: quando una placca si rompe, le piastrine si aggregano per riparare il danno, formando un coagulo di sangue che ostruisce parzialmente il vaso;
  • spasmo coronarico: una contrazione improvvisa della muscolatura dell’arteria che restringe il passaggio del sangue;
  • infiammazione vascolare: processi flogistici cronici che contribuiscono alla vulnerabilità delle placche aterosclerotiche.

Esistono inoltre diversi fattori di rischio che predispongono a questa condizione, tra cui il fumo di sigaretta, l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito, l’ipercolesterolemia, l’obesità e la familiarità per malattie cardiovascolari.

Sintomatologia

I sintomi dell’angina instabile sono spesso più intensi e duraturi rispetto a quelli dell’angina classica. La manifestazione tipica include:

  • dolore retrosternale: una sensazione di peso, oppressione, costrizione o bruciore localizzata dietro lo sterno;
  • irradiazione del dolore: il fastidio può estendersi verso la spalla e il braccio sinistro, il collo, la mandibola, la schiena o la parte superiore dell’addome;
  • insorgenza a riposo: il dolore compare senza sforzo fisico evidente o durante il sonno;
  • durata prolungata: gli episodi spesso superano i 10-15 minuti e non rispondono prontamente alla nitroglicerina;
  • sintomi associati: possono verificarsi difficoltà respiratorie (dispnea), sudorazione fredda, nausea, vomito, senso di svenimento o astenia profonda.

Diagnosi

La diagnosi tempestiva è fondamentale per prevenire l’infarto. Il medico specialista si avvale di diversi strumenti diagnostici:

  • elettrocardiogramma (ECG): eseguito immediatamente, può mostrare segni di ischemia transitoria come il sottoslivellamento del segmento ST o l’inversione dell’onda T;
  • biomarker cardiaci (troponina): esami del sangue ripetuti nel tempo per escludere la morte cellulare tipica dell’infarto (nell’angina instabile i livelli sono generalmente normali o solo lievemente mossi);
  • ecocardiogramma: per valutare la contrattilità del cuore e identificare aree che soffrono per la mancanza di sangue;
  • coronarografia: l’indagine gold standard che, tramite l’iniezione di un mezzo di contrasto, permette di visualizzare direttamente le ostruzioni nelle arterie coronarie.

Quando è opportuno un consulto medico

La corretta gestione presuppone una diagnosi accurata, che solo il medico specialista può formulare al termine di un’adeguata valutazione clinica. In presenza di sintomi che destano dubbio o preoccupazione è sempre preferibile rivolgersi a un professionista.

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