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Anafilassi (sintomi)

L’anafilassi è una reazione allergica sistemica acuta, potenzialmente fatale, che si manifesta in modo improvviso e imprevedibile in soggetti precedentemente sensibilizzati a un determinato allergene. Questa condizione rappresenta la forma più estrema di ipersensibilità immediata e richiede un riconoscimento tempestivo dei segni clinici, poiché l’evoluzione verso lo shock anafilattico può avvenire nel giro di pochissimi minuti. La gravità della reazione dipende dalla velocità con cui i mediatori chimici, come l’istamina, vengono rilasciati nel circolo sanguigno, coinvolgendo contemporaneamente diversi apparati dell’organismo quali la pelle, le vie respiratorie, il sistema cardiovascolare e l’apparato digerente.

Eziologia

Le cause alla base dell’anafilassi sono estremamente variegate e possono differire significativamente tra adulti e bambini. Il meccanismo biologico principale è solitamente mediato dalle immunoglobuline E (IgE), che inducono i mastociti e i basofili a liberare sostanze infiammatorie. Tra i fattori scatenanti più comuni si annoverano:

  • Alimenti: specialmente arachidi, frutta a guscio (noci, nocciole, anacardi), crostacei, pesci, latte, uova e alcuni tipi di frutta.
  • Farmaci: i principali responsabili sono gli antibiotici beta-lattamici (come la penicillina), i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e i mezzi di contrasto iodati utilizzati negli esami radiologici.
  • Veleno di insetti: punture di imenotteri come api, vespe e calabroni rappresentano una causa frequente di reazioni gravi.
  • Lattice: l’esposizione professionale o medica a guanti e dispositivi in gomma naturale.
  • Fattori fisici: in rari casi, l’esercizio fisico intenso o l’esposizione al freddo possono agire da cofattori o scatenanti diretti.

Esistono anche le cosiddette reazioni anafilattoidi, le quali non richiedono una precedente sensibilizzazione immunitaria ma producono un quadro clinico identico a quello dell’anafilassi classica.

Sintomatologia

I sintomi dell’anafilassi si manifestano tipicamente entro 5-30 minuti dal contatto con l’allergene, sebbene in alcuni casi possano comparire dopo un’ora. La presentazione clinica è caratterizzata dal coinvolgimento di almeno due dei seguenti apparati:

Manifestazioni cutanee e mucose: sono presenti nell’80-90% dei casi e includono:

  • Orticaria diffusa con pomfi pruriginosi.
  • Angioedema, ovvero un gonfiore marcato dei tessuti molli, tipicamente labbra, palpebre e lingua.
  • Prurito intenso, spesso localizzato inizialmente ai palmi delle mani o alle piante dei piedi.
  • Arrossamento cutaneo o vampate di calore (flushing).

Sintomi respiratori: indicano un’ostruzione delle vie aeree e sono segni di estremo pericolo:

  • Dispnea (difficoltà respiratoria) e respiro sibilante.
  • Stridore laringeo, un rumore aspro durante l’inspirazione che indica edema della glottide.
  • Raucedine o cambiamento improvviso del tono della voce.
  • Tosse persistente e senso di costrizione alla gola.

Sintomi cardiovascolari: lo sviluppo di instabilità circolatoria porta allo shock:

  • Ipotensione (brusco calo della pressione arteriosa).
  • Tachicardia (battito accelerato) o aritmie.
  • Vertigini, stordimento e sincope (perdita di coscienza).

Sintomi gastrointestinali: causati dalla contrazione della muscolatura liscia:

  • Nausea, vomito profuso e diarrea.
  • Dolori addominali crampiformi.

Diagnosi

La diagnosi di anafilassi è essenzialmente clinica e deve essere formulata sulla base dell’osservazione dei sintomi e della rapidità della loro insorgenza. Il medico specialista sospetta la condizione quando si verifica un improvviso malessere che coinvolge la cute associato a compromissione respiratoria o calo pressorio. In ambito ospedaliero, può essere utile il dosaggio della triptasi sierica, un enzima rilasciato dai mastociti che rimane elevato per alcune ore dopo l’evento. Successivamente, per identificare la causa scatenante ed evitare recidive, si eseguono test allergologici specifici come:

  • Prick test cutanei.
  • Dosaggio delle IgE specifiche nel sangue (RAST test).
  • Test di provocazione, da eseguire solo in ambienti protetti.

Quando rivolgersi allo specialista

Spetta al medico specialista, dopo un’adeguata valutazione, individuare la causa e definire la gestione più appropriata per ciascun paziente. È consigliabile richiedere un consulto soprattutto quando la situazione persiste nel tempo o tende a intensificarsi.

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