L’allergia alimentare nel bambino è una reazione anomala e specifica del sistema immunitario che si scatena in risposta all’ingestione, al contatto o talvolta all’inalazione di determinate proteine contenute negli alimenti, considerate erroneamente come dannose. Questa condizione si differenzia nettamente dall’intolleranza alimentare, poiché quest’ultima non coinvolge il sistema immunitario ma dipende spesso da deficit enzimatici o metabolici. Si stima che l’allergia alimentare colpisca una percentuale significativa della popolazione pediatrica, manifestandosi frequentemente già nei primi mesi di vita o durante lo svezzamento.
Eziologia
Le cause alla base dello sviluppo di un’allergia alimentare risiedono in un errore di riconoscimento da parte dei linfociti e degli anticorpi, in particolare delle immunoglobuline E (IgE). I fattori che contribuiscono a questa ipersensibilità includono:
- Predisposizione genetica: la familiarità gioca un ruolo cruciale; il rischio aumenta sensibilmente se uno o entrambi i genitori soffrono di patologie allergiche come asma, rinite o dermatite atopica.
- Fattori ambientali: l’esposizione precoce a determinati allergeni, lo stile di vita urbano e le alterazioni del microbiota intestinale possono influenzare la risposta immunitaria.
- Alimenti allergizzanti: sebbene virtualmente ogni cibo possa scatenare una reazione, la maggior parte dei casi pediatrici è causata da un gruppo ristretto di alimenti definiti allergeni maggiori, tra cui:
- Latte vaccino
- Uovo di gallina
- Arachidi e frutta a guscio
- Pesce e crostacei
- Soia
- Grano
Sintomatologia
I sintomi di un’allergia alimentare nel bambino possono manifestarsi da pochi minuti fino a due ore dopo l’assunzione del cibo e variano considerevolmente per tipologia e gravità:
- Manifestazioni cutanee: sono le più comuni e includono orticaria, angioedema (gonfiore delle labbra, delle palpebre o della lingua) e prurito diffuso. La dermatite atopica può essere esacerbata dal contatto con l’allergene.
- Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, dolori addominali crampiformi, diarrea e, nei neonati, talvolta presenza di sangue nelle feci (proctocolite allergica).
- Sintomi respiratori: rinite, starnuti ripetuti, tosse secca, respiro sibilante o difficoltà respiratoria (asma).
- Anafilassi: rappresenta la forma più grave e potenzialmente fatale, caratterizzata da un coinvolgimento sistemico che può portare a collasso circolatorio e shock.
Diagnosi
L’iter diagnostico deve essere condotto da un medico specialista in allergologia Pediatrica e si articola in diverse fasi:
- Anamnesi accurata: raccolta dettagliata della storia clinica, del tipo di alimento assunto e del tempo intercorso tra l’ingestione e la comparsa dei sintomi.
- Prick test: test cutaneo eseguito applicando una goccia di estratto allergenico sull’avambraccio e pungendo leggermente la pelle.
- Dosaggio delle IgE specifiche: esame del sangue per identificare e quantificare gli anticorpi diretti contro specifici alimenti.
- Dieta di esclusione: rimozione temporanea dell’alimento sospetto per verificare la regressione dei sintomi.
- Test di provocazione orale (TPO): considerato il gold standard, consiste nella somministrazione controllata di dosi crescenti dell’alimento sospetto in ambiente ospedaliero protetto per confermare o escludere l’allergia.
L’importanza del consulto specialistico
L’approccio più indicato viene stabilito caso per caso dal medico specialista, sulla base di un’attenta valutazione clinica. Quando i sintomi si presentano in modo persistente o marcato, è consigliabile richiedere quanto prima un parere medico qualificato.