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Allergia al lattice

L’allergia al lattice è una reazione immunitaria di ipersensibilità scatenata dal contatto, dall’inalazione o dall’ingestione di proteine presenti nel lattice di gomma naturale, una sostanza lattiginosa estratta dall’albero Hevea brasiliensis. Questa condizione è diventata particolarmente rilevante a partire dagli anni ottanta a causa dell’uso massiccio di guanti protettivi in ambito sanitario e industriale. La sensibilità può variare da una lieve irritazione cutanea a reazioni sistemiche estremamente gravi e potenzialmente letali.

Eziologia

Le cause dell’allergia al lattice risiedono nella risposta anomala del sistema immunitario verso alcune delle oltre quindici proteine allergeniche identificate nel materiale naturale. L’esposizione può avvenire attraverso diverse vie:

  • Contatto diretto: attraverso la pelle o le mucose (ad esempio durante l’uso di guanti, profilattici o durante procedure mediche e odontoiatriche).
  • Inalazione: le particelle proteiche del lattice possono aderire alla polvere di amido di mais utilizzata come lubrificante nei guanti; quando i guanti vengono indossati o rimossi, queste particelle si disperdono nell’aria e possono essere inalate.
  • Via parenterale: attraverso ferite chirurgiche o iniezioni effettuate con dispositivi contenenti componenti in lattice.

Esistono categorie di soggetti a maggior rischio di sensibilizzazione: gli operatori sanitari, a causa dell’esposizione professionale costante, i lavoratori dell’industria della gomma e i pazienti sottoposti a numerosi interventi chirurgici sin dall’infanzia, come i bambini affetti da spina bifida o malformazioni urogenitali. Un aspetto eziologico affascinante e clinicamente rilevante è la sindrome lattice-frutta: alcune proteine del lattice sono strutturalmente simili a quelle presenti in vari alimenti vegetali, provocando reazioni crociate in circa il 30-70% dei soggetti allergici. Gli alimenti più frequentemente coinvolti sono: banana, avocado, kiwi, castagna, mango e papaya.

Sintomatologia

I sintomi dell’allergia al lattice possono manifestarsi in tempi diversi e con intensità variabile. Si distinguono principalmente tre tipi di reazioni:

La reazione allergica immediata (tipo I) è mediata da anticorpi IgE e compare solitamente entro pochi minuti dall’esposizione. Può manifestarsi con:

  • Sintomi cutanei: orticaria, prurito intenso, arrossamento e gonfiore (angioedema).
  • Sintomi respiratori: rinite, starnuti, prurito nasale, tosse, respiro sibilante e difficoltà respiratorie simili all’asma.
  • Sintomi oculari: congiuntivite, lacrimazione e arrossamento.
  • Sintomi gastrointestinali: dolore addominale, nausea, vomito o diarrea (spesso legati alla cross-reattività alimentare).
  • Anafilassi: la manifestazione più severa che comporta calo della pressione arteriosa, perdita di coscienza e shock, richiedendo un intervento medico immediato.

La dermatite allergica da contatto (tipo IV) è invece una reazione ritardata, mediata da cellule immunitarie, che compare in genere tra le 12 e le 48 ore dopo il contatto. È spesso causata non dalle proteine del lattice ma dagli additivi chimici utilizzati nel processo di lavorazione della gomma. Si presenta con: pelle secca, desquamazione, formazione di vescicole, croste e prurito localizzato nella zona di contatto.

Diagnosi

Il processo diagnostico inizia con un’accurata anamnesi condotta dal medico specialista, volta a indagare la correlazione tra l’esposizione a oggetti in lattice (come guanti, palloncini o dispositivi medici) e l’insorgenza dei sintomi. Per confermare il sospetto clinico si utilizzano:

  • Skin prick test: si applica una piccola quantità di estratto di lattice sulla pelle e si effettua una leggera puntura per osservare la reazione locale (pomfo).
  • Dosaggio delle IgE specifiche: un prelievo di sangue per misurare i livelli di anticorpi diretti contro le proteine del lattice.
  • Patch test: utile per diagnosticare la dermatite da contatto ritardata, consiste nell’applicazione di cerotti contenenti additivi della gomma sul dorso per 48 ore.

Gestione clinica e ruolo dello specialista

Poiché le manifestazioni e le cause possono variare sensibilmente da persona a persona, la gestione deve essere personalizzata e definita dal medico specialista. Un consulto professionale è il modo più sicuro per ottenere un inquadramento corretto ed evitare valutazioni errate.

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