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Allergia ai cani

L’allergia ai cani è una reazione di ipersensibilità del sistema immunitario scatenata dal contatto o dall’inalazione di specifiche proteine prodotte dall’animale. Contrariamente a quanto comunemente si crede, non è il pelo del cane in sé a causare la reazione allergica, bensì le proteine presenti nella saliva, nella forfora (cellule morte della pelle) e nell’urina che si depositano sul manto. Questa condizione clinica può manifestarsi a qualsiasi età e interessa una percentuale significativa della popolazione mondiale, con una prevalenza crescente negli ambienti urbani.

Eziologia

Le cause dell’allergia ai cani risiedono in una risposta anomala del sistema immunitario, che identifica come pericolose alcune sostanze proteiche innocue, chiamate allergeni. Quando un soggetto predisposto entra in contatto con queste molecole, l’organismo produce anticorpi della classe immunoglobuline E (IgE), che scatenano il rilascio di istamina e altri mediatori dell’infiammazione. I principali fattori coinvolti includono:

  • Allergeni maggiori: le proteine più rilevanti sono denominate Can f 1 e Can f 2, prodotte principalmente dalle ghiandole salivari e disperse nell’ambiente tramite la forfora.
  • Allergene prostatico Can f 5: questa specifica proteina è prodotta esclusivamente nella prostata dei cani maschi e secreta nell’urina. Circa il 30% delle persone allergiche ai cani reagisce solo a questo componente, il che spiega perché tali soggetti possano tollerare la presenza di esemplari femmine o maschi castrati.
  • Dispersione ambientale: gli allergeni sono estremamente leggeri e volatili; possono rimanere sospesi nell’aria per lungo tempo e aderire a tessuti, mobili e vestiti, venendo trasportati anche in luoghi dove i cani non sono presenti.
  • Predisposizione genetica: la probabilità di sviluppare un’allergia aumenta significativamente se uno o entrambi i genitori soffrono di patologie atopiche come asma, rinite allergica o eczema.

Sintomatologia

I sintomi dell’allergia ai cani variano in base alla sensibilità individuale e alla modalità di esposizione. Le manifestazioni principali possono essere suddivise in tre categorie:

  • Sintomi respiratori: includono starnuti frequenti, rinorrea (naso che cola), congestione nasale, prurito al naso o alla gola e tosse secca. Nei casi più gravi può insorgere l’asma allergica, caratterizzata da difficoltà respiratoria (dispnea), respiro sibilante e senso di costrizione toracica.
  • Sintomi oculari: si manifestano con la classica congiuntivite allergica, che comporta arrossamento degli occhi, lacrimazione abbondante, prurito intenso e gonfiore delle palpebre.
  • Sintomi cutanei: il contatto diretto con la saliva o il pelo del cane può causare orticaria, dermatiti, arrossamenti localizzati e prurito cutaneo diffuso.

Diagnosi

Il percorso diagnostico inizia con un’accurata anamnesi condotta dal medico allergologo, volta a indagare la correlazione temporale tra l’esposizione all’animale e la comparsa dei disturbi. Gli esami principali comprendono:

  • Skin prick test: consiste nell’applicazione di una goccia di estratto allergenico sulla cute dell’avambraccio, che viene poi leggermente scalfita con una lancetta sterile. Se il soggetto è allergico, entro pochi minuti si forma un pomfo pruriginoso simile a una puntura di zanzara.
  • Rast test o ricerca delle IgE specifiche: è un prelievo di sangue che permette di misurare con precisione la quantità di anticorpi diretti contro le diverse proteine del cane.
  • Diagnostica molecolare: rappresenta l’ultima frontiera e consente di identificare esattamente a quale proteina specifica (come la Can f 5) il paziente è sensibile, permettendo un approccio terapeutico personalizzato.

Il percorso di gestione

L’individuazione della causa e la conseguente gestione vanno sempre affidate a un medico specialista, che potrà valutare il quadro clinico nel suo insieme. In caso di sintomi che non regrediscono o tendono a peggiorare, è importante non rimandare il consulto medico.

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