L’alopecia androgenetica è una condizione che si sviluppa lentamente e spesso in modo quasi impercettibile. Ci si accorge del cambiamento quando il diradamento è già evidente e la densità dei capelli è progressivamente diminuita. Non si tratta solo di un problema estetico, ma di un processo biologico che merita attenzione e riconoscimento precoce.
Ma quando è davvero il caso di preoccuparsi?
Ne parliamo con la professoressa Marcella Ribuffo, dermatologa al Mater Dei General Hospital, per comprendere come riconoscere i segnali iniziali, quando rivolgersi allo specialista e quali strategie terapeutiche possono aiutare a preservare la salute dei capelli.
Che cos’è l’alopecia androgenetica?
L’alopecia androgenetica, chiamata comunemente calvizie, è una patologia ereditaria molto diffusa che interessa il cuoio capelluto ed è legata principalmente a fattori genetici e ormonali. Colpisce prevalentemente gli uomini ma negli ultimi anni osserviamo un aumento significativo anche nelle donne. Non esiste una cura definitiva ma terapie efficaci che aiutano a rallentare il processo e a mantenere i capelli nel tempo.
Qual è la principale differenza tra alopecia maschile e femminile?
La differenza riguarda soprattutto le cause e la diagnosi. Nell’uomo l’alopecia androgenetica è quasi sempre legata alla predisposizione genetica e all’azione degli ormoni androgeni. Nella donna, invece, oltre alla familiarità, possono entrare in gioco anche alterazioni ormonali o carenze nutrizionali.
Si può manifestare già in adolescenza?
Sì, oggi possiamo osservare i primi segni di diradamento anche in ragazzi e ragazze di 15-16 anni.
In cosa consiste il meccanismo della perdita dei capelli?
Il diradamento, soprattutto negli uomini, interessa soprattutto la zona centrale del capo. In quest’area i follicoli sono più sensibili e “catturano” come calamite il diidrotestosterone (DHT), un derivato dell’ormone maschile che nel tempo miniaturizza i follicoli fino a bloccarne la crescita.
È vero che la calvizie si eredita dal padre?
No, soprattutto nell’uomo la predisposizione genetica può essere trasmessa più frequentemente dal ramo materno, anche se entrambi i lati della famiglia possono influire. Ci sono donne che presentano un quadro di alopecia androgenetica senza alcuna alterazione ormonale. In questi casi valutare la familiarità materna è importante.
Stress, dieta o farmaci possono accelerare la caduta?
Sì, ma in modo diverso, causando spesso una caduta temporanea e reversibile dei capelli. Questo tipo di caduta si distingue dall’alopecia androgenetica, perché una volta rimossa la causa, i capelli tendono a ricrescere. Alcuni farmaci utilizzati per la perdita di peso, in particolare quelli di nuova generazione che agiscono sul metabolismo e sull’appetito, possono essere associati a una caduta dei capelli.
Quando la caduta dei capelli deve preoccupare?
Quando si perdono più di 100 capelli al giorno per oltre 3-4 mesi. In questi casi è importante rivolgersi a uno specialista per individuare la causa.
Qual è un errore comune nella percezione del problema?
Molti pensano che si tratti solo di perdita di capelli, mentre nell’alopecia androgenetica il problema principale è la mancata ricrescita. Questo porta spesso a sottovalutare la condizione.
Come si arriva a una diagnosi corretta?
Attraverso una valutazione completa: anamnesi, visita clinica e, se necessario, esami specifici. Si considerano anche eventuali patologie come la dermatite se-borroica, psoriasi, carenze di ferro o ferritina, disturbi ormonali e condizioni come la celiachia. Attenzione anche all’assottigliamento delle unghie. Molti si soffermano sulla carenza di vitamina D ma ci sono tante persone con valori bassi e tanti capelli. Quali sono gli esami mirati per i capelli? Uno degli strumenti più utilizzati è il TricoScan, che permette di analizzare densità, spessore e ciclo di crescita dei capelli, aiutando a distinguere tra diverse forme di caduta.
Quali trattamenti sono oggi disponibili?
Le terapie includono farmaci come il minoxidil, oggi utilizzabile anche per via orale e la finasteride, sempre sotto stretto controllo medico. È fondamentale valutare insieme allo specialista indicazioni, benefici ed eventuali effetti collaterali: non esiste una terapia uguale per tutti, ma un percorso personalizzato in base al singolo caso. Accanto ai farmaci, esistono trattamenti di supporto come la biostimolazione: micro-iniezioni a base di vitamine e acido ialuronico che idratano il follicolo e contribuiscono a sostenere la crescita dei capelli. Sono utili soprattutto nelle fasi di indebolimento, quando il follicolo tende a rimpicciolirsi e a miniaturizzarsi. Dalla ricerca arrivano anche tecnologie con il laser, il Tricopat, che favorisce la penetrazione dei fattori di crescita e può rappresentare un valido supporto nei casi di crescita lenta o capelli particolarmente sottili. In ogni caso, ripeto, è importante che sia uno specialista a valutare il quadro clinico e a indicare il trattamento più adatto: affidarsi al fai-da-te o a soluzioni standardizzate rischia non solo di essere inefficace, ma anche di ritardare una diagnosi corretta.
Soluzioni estetiche come parrucche, patch per i capelli o tatuaggi possono peggiorare l’alopecia?
No, non peggiorano la condizione, ma non rappresentano una soluzione medica. Possono essere utili nei casi più avanzati, quando il recupero dei capelli è difficile o non più ottenibile con le terapie disponibili. In queste situazioni si tratta di soluzioni estetiche e di supporto, che aiutano a migliorare l’aspetto ma non agiscono sulla causa del problema. Ci sono pazienti che si rivolgono al dermatologo dopo molti anni di tentativi con rimedi inefficaci, quando il quadro è ormai stabilizzato e le possibilità di recupero sono limitate. Quanto conta la costanza del paziente? È fondamentale. I risultati dipendono molto dalla continuità del trattamento e dalla fiducia nel percorso terapeutico ma anche dalla motivazione personale a sentirsi bene e a prendersi cura di sé. La calvizie è principalmente un fatto estetico, come le rughe: non è sbagliato non curarsene, così come è assolutamente corretto cercare di porvi rimedio.
Perché oggi si osservano più casi nelle donne giovani?
Principalmente per fattori come pubertà precoce, cambiamenti nello stile di vita, alimentazione e aumento dello stress.
Lo stile di vita influisce sulla salute dei capelli?
Moltissimo. Fumo, alcol, obesità e alimentazione scorretta possono peggiorare la situazione. Una dieta equilibrata, come quella mediterranea, e un buon apporto proteico sono fondamentali.
I trattamenti cosmetici o del parrucchiere possono aggravare l’alopecia?
Non l’alopecia androgenetica, ma possono danneggiare il capello rendendolo fragile e soggetto a rottura. Questo può essere confuso con una caduta patologica.
Un ultimo consiglio?
Non sottovalutare la caduta dei capelli e non affidarsi a soluzioni fai-da-te. Attenzione ai tanti centri ed “esperti” che promettono soluzioni miracolose: sono soldi inutili e a volte le conseguenze possono essere anche pesanti. Una diagnosi specialistica precoce, eseguita da un dermatologo, è il primo vero passo per gestire efficacemente il problema.






